Un uomo vestito tutto di nero (el topo) arriva da lontano su un cavallo
nero con un cappello tutto nero, un ombrello nero e dietro di lui c'è
il figlio nudo con un cappello e un paio di mocassini marroni. Siamo
nel deserto col sole che picchia. Ed è la presenza di quell'ombrello e
la domanda che ci viene spontaneamente ossia: ma che ci fa uno con un
ombrello nero sotto il sole del deserto? che da un lato ci rimanda al
surrealismo (un particolare che non c'entra niente con il contesto e
che serve all'autore per bucare lo schermo rompendo le aspettative
dello spettatore a riguardo si vedano ad esempio le mucche che volano
di Bunuel! o alcuni quadri di Salvador Dalì) e dall'altro rimanda alla
simbologia peculiare di Jodorovsky. Proseguendo in questo breve ed
intenso incipit, "el topo" ferma il cavallo prende in braccio il
bambino lo fa scendere e questi accovacciato esplica i suoi bisogni
fisiologici. Poi ad un certo punto dice al bambino: "Oggi compi sette
anni. Sei già un uomo. Sotterra il tuo primo giocattolo ed il ritratto
di tua madre." Mentre il bambino sta eseguendo l'ordine e quindi sta
scavando una buca nella sabbia del deserto "el topo" caccia dalla
giacca uno strumento a fiato (molto probabilmente si tratta di un
flauto di pan) e si mette a suonare. L'incipit termina con i due che si
allontanano e con un fermo immagine sul ritratto della madre per metà
sotterrato. Una voce fuori campo intanto dice: "La talpa (el topo) è un
animale che scava gallerie sottoterra, in cerca del sole, a volte la
strada lo porta in superficie. Quando vede il sole diventa cieco".
Questa è una chiara allusione al concetto di viaggio che spesso è sia
fisico che metaforico ed a riguardo si pensi ad esempio ai Canti Orfici
di Dino Campana o a numerosi altri esempi che possono essere tratti
dalla letteratura di ogni epoca. Intanto a cavallo il padre (el topo) e
il figlio (bambino nudo) arrivano in un luogo pieno di carcasse sia di
uomini che di animali ed in cui si sentono forti sia il ronzare delle
mosche che i versi dei corvi. In pratica in quel posto era avvenuta una
carneficina non molto tempo prima dato che trovano un uomo in fin di
vita che lo implora di finirlo, di ammazzarlo.
Allora "el topo" passa
la pistola al figlioletto e gli chiede di ammazzarlo e questi esegue
l'ordine paterno. Subito dopo "el topo" prende in braccio il figlio e
il regista con un piccolo colpo di genio trasforma il fotogramma
(trasgredisce il normale fluire delle immagini!) e riesce a far vedere
la sua mano mentre si sta per infilare un quarto misterioso anello. Ed
a questo punto parte una musichetta da valzer che ha un effetto
altamente straniante sullo spettatore: in genere non ci si aspetta una
musica allegra come un valzer dopo una scena così orribile! Compaiono
tre banditi: uno che ha in bocca uno strano frutto che sembra proprio
l'organo genitale femminile, un altro che affetta un frutto esotico
dalla sembianza di organo genitale maschile ed infine il terzo che sta
mimando un accoppiamento con una figura femminile ricavata da alcuni
sassolini per terra. Questi tre banditi avevano avvistato "el topo" ed
il figlio mediante un periscopio!. "El topo" riesce ad ammazzarne due e
prima di ammazzare anche il terzo riesce ad ottenere l'informazione su
chi fosse stato ad effettuare il massacro. "Sono stati cinque uomini
che stanno presso il convento dei francescani" gli sussurra flebilmente
questo bandito poco prima di morire. In questo convento ci sono i
francescani prigionieri , legati e torturati da questi banditi. Un
particolare che " trasgredisce" nuovamente le aspettative dello
spettatore è la presenza di un grammofono che non collima con la
gravità della scena (che somiglia ad una Sodoma e Gomorra
westerneggiante!). A questo punto mentre questi banditi torturano e
violentano questi frati ecco che compare sulla scena la figura del
colonnello, ossia il capo di coloro che hanno effettuato il massacro.
Ed è una scena di una forza incredibile, che mischia in brevi sequenze
sacro e profano: accompagnati da una donna, la donna del colonnello, si
entra in una chiesa dove all'inizio ci sono dei maiali e subito dopo si
vede la figura del colonnello che si trasforma un pò per volta in una
figura cardinalizia o addirittura papalina ( sembra quasi che il
colonnello-papa si stia preparando per un'uscita pubblica!). Questi
fotogrammi personalmente mi hanno fatto pensare ad alcuni quadri di
Francis Bacon e in particolare al ritratto di papa Innocenzo. Il
colonnello-papa cerca di dimostrare la propria forza nei confronti dei
banditi-fedeli e nei confronti della donna ma all'improvviso arriva "el
topo" che depone il colonnello-sovrano-papa dalla sua autorità ed
insieme ai banditi sudditi-fedeli lo evirano. A questo punto il
colonnello deposto non riuscendo a resistere a questa umiliazione si
spara in bocca.
"El topo" lascia il figlio in custodia ai frati
francescani dicendogli: " Distruggimi. Mai dipendere da qualcuno" e si
allontana a cavallo con la donna del colonnello di cui probabilmente si
è innamorato. Dalle sequenze successive Jodorovsky, secondo me comincia
a ripercorrere la storia, la morale, la mitologia della nostra cultura
giudaico-cristiana. Mosè è il primo riferimento che viene fra l'altro
verbalizzato ma il riferimento è anche alle tentazioni di Cristo nel
deserto. Ci sta anche il rito-mito della trasgressione che come in
molte culture viene verbalizzato dalla donna ( vedi ad esempio il mito
di Eva e del serpente ) infatti la donna di " el topo" che nel
frattempo è stata battezzata simbolicamente ed a cui l'uomo ha dato il
nome di "Acqua amara", gli sussurra che non lo ama poiché lui ancora
non gli ha dato una prova. Questa prova deve consistere nell'uccisione
di altri quattro pistoleri, i più forti pistoleri del deserto. Essi
rappresentano anche quattro stili di vita differente: amore come
spiritualità, amore idealizzato, amore come conoscenza e ricerca della
perfezione ed infine amore come povertà e come non possesso. Tale atto
di trasgressione viene intervallato da scene di omosessualità
femminile. La trama del film continua e continua il viaggio di "el
topo" ma d'improvviso con un salto temporale di migliaia di anni e dopo
la sconfitta avvenuta con l'ultimo pistolero ecco "el topo" pronunciare
le parole di Cristo: " Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?" e
subito dopo immagini di una più moderna crocifissione. Come potrebbe
avvenire una crocifissione nel mondo western?...è qua che Jodorovsky
con delle inquadrature sui piedi sanguinanti e sui colpi nel costato di
"el topo" mima simbolicamente la sua moderna crocifissione e con un
velocissimo fotogramma inquadra i corpi delle due donne assassine che
stanno facendo l'amore. Nelle immagini successive si vede questo
moderno e diverso el topo- Cristo morto che viene portato mediante una
lettiga fatta di rami di ulivo in un luogo altro.....( dal Calvario al
Golgota). In ogni caso il riferimento esplicito è il calvario di Cristo
e la mia associazione personale è con alcuni quadri di Goya e di
Caravaggio che ritraggono la scena della crocifissione.
Continuando a
seguire la trama del film veniamo "catapultati" in una grotta in cui
"el topo" ha cambiato aspetto insomma è diventato un altro personaggio.
Questa parte del film si apre con la scena in cui una ragazza rachitica
e deforme si avvicina ad "el topo"- Cristo risorto e mentre gli sta
decorando la faccia lui apre gli occhi, la ragazza si spaventa e lui le
dice : " Non sono un Dio. Sono un uomo". In pratica "el topo" si trova
in una caverna piena di gente deforme a causa dei continui incesti e la
donna gli rivela che lo ha accudito fin dalla sua nascita affinché egli
aiuti questa popolazione deforme a risalire in superficie. Qui le
metafore sono due: una è quella dell'attesa messianica della salvezza
ed un'altra è quella della segregazione dei diversi che in modo
differente è presente in quasi tutte le culture. Si pensi senza andare
troppo indietro nella storia ai manicomi! Il tema della nascita e della
rinascita viene evidenziato nella scena successiva in cui si vede
letteralmente "el topo" nascere subito dopo un amplesso in cui "el
topo" stesso si era accoppiato con l'anziana del villaggio. Per
associazione questa scena mi ricorda certi quadri di Frida Kalo. Segue
poi la scena del taglio della barba e dei capelli e la promessa agli
abitanti della caverna di una futura libertà ottenibile scavando un
tunnel che servirà per fare uscire i diversi-deformi e congiungerli con
il villaggio. Uscito in superficie insieme alla donna deforme si
ritrovano nell'America della seconda metà dell'ottocento in cui vige il
dominio della razza bianca che commette omicidi su minoranze ed è
perbenista e proibizionista. Si capisce fra le righe che qui l'intento
di Jodorovsky è quello di criticare aspramente la società americana
ottocentesca che per estensione chiaramente rappresenta il mondo
contemporaneo in particolare gli stati più sviluppati. Intanto "el
topo" si ingegna per fare soldi e diventa artista di strada per
raccogliere i fondi necessari a scavare il tunnel ( qui notiamo una
"sorta" di omaggio ai film di Fellini che spesso sono popolati di
artisti di strada e al cinema muto di Chaplin e di Keaton). La scena
successiva è ironica nel descrivere il razzismo: donne opulente e
vecchie che somigliano alle donne dipinte da Fernando Botero, fanno
delle avances all'inserviente-schiavo di colore il quale viene accusato
e sommariamente giustiziato a testa in giù per delle presunte-inventate
violenze sessuali nei confronti di queste donne. L'effetto dissonante
di questa scena viene aumentato dall'applauso della folla al momento
dell'uccisione di questo schiavo negro. Dopo altre scene allegoriche
del mondo contemporaneo arriviamo in una chiesa in cui l'effige è data
da un occhio ed i cui fedeli insieme al parroco organizzano una
roulette russa per dimostrare l'esistenza di Dio ( come dire che chi ha
fede si salva...nel senso che la pallottola non gli fracassa il
cranio!).
Segue l'incontro fortuito con il figlio di "el topo" oramai
diventato un frate francescano che pur covando desideri di vendetta
verso il padre reo di averlo abbandonato all'età si sette anni alla
fine si unisce insieme a "el topo" e la sua compagna per terminare il
tunnel. Terminato appunto il tunnel i deformi-diversi scappano convinti
e contenti verso il mondo di superficie. Ed ecco l'Apocalisse: i
bianchi uomini e donne saputa la notizia prendono i fucili e massacrano
quest'altra minoranza. "El topo" come l'angelo sterminatore riesce ad
ammazzare tutta la maggioranza dei bianchi poco prima di morire lui
stesso. Il film si conclude con la compagna di "el topo" che ha appena
partorito e che insieme al figlio (frate francescano) si avvia a
cavallo.
[Mariano Lizzadro]
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