Le storie allegramente assurde di Emir Kusturica.
"Poco dopo aver visto «Senso» di Luchino Visconti,
un altro film
mi ha sconvolto: «La Strada»
di Federico Fellini.
Lì ho fatto
il mio ingresso magico nel mondo del cinema".
Emir Kusturica
Forse il
modo migliore per fare un piccolo omaggio al cinema di Emir Kusturica sarebbe
quello di scrivere semplicemente i titoli della sua filmografia. Punto e capo!
Ma il fatto è che adoro molto il cinema di Emir Kusturica, amalgama perfetta di
ambientazioni, generi, personaggi e storie, fantastici e fantasiosi,
stimolatore di tante fantasie
iconografiche, poetiche, musicali ed oniriche! Quindi questo piccolo omaggio
all'immenso regista balcanico vorrei fosse letto per quello che è: un gioco
personale di costruzione fatto mettendo insieme pezzi sparsi apparsi su
internet ma anche e soprattutto un invito a godervi qualche film del suddetto
regista, tralasciando anche queste parole ed "aprendo" semplicemente il cuore
alle immagini "Kusturichiane"! Buone visioni!
Brevissimi cenni bio-cinematografici
Emir
Kusturica, uno dei più grandi cineasti viventi, nasce nel 1954 a Sarajevo.
Dopo aver
abbandonato una promettente carriera da calciatore, studia quattro anni di cinema
all'Accademia di Milos Forman a Praga. Al ritorno a Sarajevo, lavora per la tv
e realizza i primi film: "Guernica" nel 1978, "Arrivano le spose" nel
1979 e "Caffè Titanic" nel 1980. ma il suo primo successo di critica
e di pubblico avviene con "Ti
ricordi di Dolly Bell?", del 1981, segnalato come miglior opera prima al
festival di Venezia e quattro anni dopo con "Papà è in viaggio
d'affari", Palma d'Oro a Cannes. Sfruttando l'amicizia con Milos Forman e
con l'apporto di capitali stranieri per la produzione, gira nel suo paese:
"Il tempo dei gitani", premio per la miglior regia a Cannes, nel
1989. Per girare questo film dalla stupefacente improvvisazione e per
descrivere in maniera realistica il popolo gitano, Kusturica, sceglie come
attori veri Rom completamente analfabeti non in grado di firmare neanche il
contratto e si iscrive ad una squadra di calcio in un quartiere di
cinquantamila zingari per comprenderne a fondo il modo di vivere. Kusturica è
regista di fama internazionale e trasferitosi a New York insegna cinema alla
Columbia University.
Successivamente nel 1993 realizza "Arizona
Dream", Orso d'Argento e premio speciale della giuria al Festival di
Berlino, film di rara bellezza poetica e onirica che abbraccia quasi tutti i
generi del cinema americano. Poi è la volta di "Underground", nel
1995, di nuovo Palma d'Oro a Cannes. Dunque una carriera con molti
riconoscimenti! "Gatto nero, gatto bianco", Leone d'Argento alla
Mostra di Venezia nel 1998. pienissimo di continue invenzioni, racconta della
travolgente vitalità di una comunità di zingari con un tocco surreale e poetico realizzata attraverso una storia
interpretata, ancora una volta, da veri Rom. Nel 2001 è la volta di "Super 8
stories", che narra le vicende della "No smoking band" il complesso musicale
dello stesso Kusturica. Altri film recenti girati dal nostro regista sono: "La
vita è un miracolo", il documentario sul mondo dell'infanzia "Tutti i bambini
invisibili" ed infine "Promise me this". Variegata è inoltre anche la carriera
di attore dello stesso Kusturica che oltre ad esser presente in molti dei suoi
film risulta presente anche in diversi film di altri registi.
Ti ricordi di Dolly Bell? [1981]
Ambientato
a Sarajevo nei primi anni '60, è la storia dell'educazione sentimentale del
sedicenne Dino e del suo rapporto con il padre che morendo, gli lascia in
eredità la sua ingenua fede nel marxismo, nella Iugoslavia socialista e nel
proprio presente.
Ma in
questo film corale contano anche il conflitto tra il comunismo ortodosso e il
desiderio di novità, espresso con la fissazione dell'ipnosi, il trapasso verso
la società dei consumi in una Sarajevo dei sobborghi abitata da una gioventù
povera, il contrasto tra il vecchio e il nuovo nei costumi con risvolti sugli
usi musulmani.
Fa da motivo
trascinante musicale la canzone "24000 baci" di Adriano Celentano. La
Dolly Bell del titolo è una spogliarellista.
Dino è un adolescente che vive a
Sarajevo agli inizi degli anni Sessanta, un periodo di grande apertura della Jugoslavia
di Tito verso l'occidente e la vicina Italia. Il padre, un intellettuale
marxista, in definitiva lo lascia vivere una gioventù povera ma molto più
libera di quella delle generazioni precedenti, tra gli amici un po' vitelloni e
il primo, goffo innamoramento per una ragazza troppo smaliziata. Nella Sarajevo
del 1960 Dino è poco più di un adolescente con un sogno: un Occidente pieno di
tentazioni appena fuori dalla Jugoslavia.
La sua
vita trascorre tra gli amici, una famiglia che sembra una sezione di partito,
lezioni di ipnosi e rock'n'roll. Ma un giorno arriva Dolly Bell, la
spogliarellista di un vecchio film italiano, una giovane prostituta, ingenua e
tenera, di cui se ne innamora perdutamente. E quando Dolly Bell se ne andrà,
nulla potrà essere più come prima.
Papà è in viaggio d'affari [1985]
"Papà è
in viaggio di affari", è un film dolce, fatto di scene molto tenere e difficili
da dimenticare come le sequenze che riguardano l'innamoramento del piccolo
Malik e della figlia del dottore amico di Mesa. Siamo a Sarajevo nel 1949, dopo
la scomunica del Cominform e il distacco da Mosca della repubblica di Tito, lo "stalinismo
degli antistalinisti!" dilaga e ne fa le spese anche Mesa, bravo uomo e assiduo
frequentatore di prostitute, rinchiuso senza processo in un campo di lavoro da
dove esce nel 1952. In
una certa misura la storia è raccontata attraverso gli occhi innocenti di
Malik, piccolo sonnambulo e figlio di Mesa. E lui il nucleo poetico di una
commedia agrodolce. Tira una fresca brezza di neorealismo italiano in questo
film che propone una ricca galleria di personaggi simpatici ed odiosi al
contempo, insieme ad una vena umoristica e ad alcuni momenti di forte
suggestione emotiva. Nella campagna intorno a Sarajevo un vecchio portinaio
canta delle canzoni messicane per racimolare qualche soldo da spendere alla
birreria del paese.
Quando gli viene chiesto perché proprio canzoni messicane
risponde: «Compagno , io voglio star tranquillo... con i tempi che corrono». A
porre la domanda è Mesa, il protagonista principale del film instancabile
viaggiatore per lavoro e che, durante le lunghe giornate lontano dalla
famiglia, si consola con donne di facili costumi. Una di queste amanti gli
costerà la libertà. Infatti la donna, probabilmente per vendicare il mancato
divorzio di Mesa dalla moglie, lo denuncia alla polizia per aver discusso la
politica del giornale di partito. Ciò che accade al protagonista corrisponde
alla normale prassi in Jugoslavia dopo la seconda guerra mondiale dove il solo
sospetto di essere un dissidente portava alla perdita di ogni diritto e nel
peggiore dei casi alla morte per fucilazione. La storia è scandita dalla voce
narrante del figlio minore di Mesa, il piccolo Malik, che assiste, cercando di
comprendere le stranezze degli adulti. Ed assiste allo scorrere degli eventi
con un desiderio fisso nella mente: riuscire a comprare con i propri risparmi
il pallone di cuoio esposto nella bottega sotto casa.
La
colonna sonora del film, oltre alle belle musiche balcaniche, è composta dalle
radiocronache delle partite di calcio della Jugoslavia e dai radiogiornali del
regime che riportavano la politica del partito e i vaneggiamenti di Tito. Un mondo
variopinto e sfaccettato dove la gente, abituata a qualsiasi tipo di angheria e
di vessazione da parte del regime, mirava essenzialmente, a sopravvivere con
dignità.
Il tempo dei gitani [1989]
Figlio
naturale di una zingara, il giovane Penhan è costretto a seguire il capo in
Italia, a rubare e trafficare in bambini, nani, infermi. Perde l'innocenza, le
illusioni, la vita. "Il tempo dei gitani" è un film d'amore, di avventure e un
romanzo di formazione.
La sua
tumultuosa vicenda procede per accumulazione su un arco di quindici anni
attraverso peripezie ora buffe, ora sanguinose in altalena tra tenerezza e
ignominia.
Kusturica
s'è immerso nel mondo e nelle cultura dei Rom con passione senza benevolenza,
con una partecipazione che non esclude la lucidità, con una simpatia che non
diventa idealizzazione. Sconnesso, ridondante, visionario, innovativo e pieno
di invenzioni ecco i termini che ben si adattano a questo film! Dunque il
giovane Penhan abita con la nonna, la piccola sorella Daza e lo strampalato zio
in un accampamento Rom in Jugoslavia. Dopo aver accompagnato la sorella a
Lubiana per un intervento chirurgico ad una gamba malformata, Penhan è costretto
a seguire Ahmed, il boss dell'accampamento, in Italia. Qui, dopo un'iniziale
resistenza, inizierà a commerciare in bambini e a costringerne altri
all'accattonaggio e alla prostituzione, fino a soppiantare nelle funzioni di
capo lo stesso Ahmed, rimasto nel frattempo vittima di un colpo apoplettico che
lo ha ridotto alla paralisi. Dopo aver ucciso Ahmed, Penhan verrà ucciso a sua
volta dalla moglie di questo per vendetta. Kusturica col suo solito gusto
iperbolico della narrazione, ne "Il tempo dei gitani" racconta di un percorso
di formazione particolare che conduce alla perdita dell'innocenza del giovane
Penhan, figlio naturale di una zingara cresciuto con affetto dalla corpulenta
nonna. Il racconto cinematografico, la trama del film si divide idealmente in
due parti nettamente distinte: la prima è quella relativa alla formazione
adolescenziale, con la vita nell'accampamento Rom a contatto con la singolare
famiglia, in una dimensione perennemente sospesa tra sogno e realtà, nella
quale anche l'iniziazione amorosa assume le caratteristiche della fiaba gitana
percepita in un contesto onirico e visionario mentre la seconda è quella del
distacco dal proprio ambiente familiare con l'inganno di una possibile
guarigione per la piccola Daza, nata con una malformazione alla gamba che
Ahmed, il capo carismatico del villaggio, promette di risolvere grazie
all'intervento chirurgico di un celebre ortopedico di Lubiana. Il distacco
dalla famiglia e il conseguente trasferimento in Italia sanciscono per Penhan
una discesa irrevocabile negli abissi dell'abiezione e della corruzione al
seguito di un'autentica corte dei miracoli capeggiata da Ahmed senza alcuno
scrupolo. Quindi all'atmosfera sognante della prima parte subentra un clima
opprimente fatto da azioni riprovevoli condotte nei confronti dei minori: vendita
di bambini ancora in fasce, coercizione all'accattonaggio, stupri condotti con
l'intento di educare al mestiere giovani prostitute. Alla spensieratezza
caratteristica del villaggio Rom si sostituisce la cappa opprimente di
un'innocenza non più recuperabile. Penhan, infatti, investito direttamente da
Ahmed, non più in grado di gestire la situazione dopo l'infarto occorsogli,
comincia a comportarsi da vero e proprio boss senza scrupoli, al punto che
penserà di vendere il figlio che la sposa gli ha dato perché sospetta che non
sia frutto del suo seme. Una progressiva e irreversibile discesa verso
l'annullamento di se stessi, una "sorta" di formazione al contrario, di un
adolescente che aveva soltanto un'aspirazione: la guarigione della sorella, ma
che in virtù di un inganno poiché la sorella, in realtà, è stata trasferita a
Roma per chiedere l'elemosina sfruttando la pena che la sua gamba menomata
provoca, ha gettato che diventa cattivo per necessità, per cercare di sopravvivere.
Arizona Dream [1992]
Un giovane
di New York di nome Axel è chiamato in Arizona dallo zio Leo che vuole insegnargli
la fede nei pilastri del modo americano di vivere. Axel, invece, s'innamora di
una bizzarra donna matura che potrebbe essere sua madre e con cui condivide il
sogno di volare su un velivolo senza motore e fa amicizia con altri tipi
bizzarri.
Film stravagante, originale, un'onda di onirico surrealismo, "Arizona
dream", racconta l'America vista con gli occhi del cineasta jugoslavo, in cui
Axel in questa "sorta" di paese delle meraviglie dovrebbe, per volontà dello
zio fare il venditore di Cadillac, ma preferisce convivere con una donna molto
più matura in una fattoria e costruire una rudimentale macchina volante. A
complicare i rapporti c'è la figlia della signora, votata al suicidio. Nel
frattempo conosciamo una famiglia di esquimesi coi suoi cani, e un pesce che ha
entrambi gli occhi dalla stessa parte.
La
ragazza alla fine riesce a morire, così come il vecchio zio. Ma il pesce si
libera allegro nell'aria. L'America sembra davvero complicata! E Kusturica esorcizza
questa visione di complicatezza con le sue invenzioni, le sue parabole
fantastiche e grottesche, a scapito del rigore stilistico occidentale, ma a
favore della fantasia per la fantasia, che non è mai cattiva cosa. Meraviglia
per gli occhi, per il cuore e per l'anima!
Underground [1995]
Nel 1941,
dopo il primo raid aereo tedesco su Belgrado, comincia l'ascesa del compagno
Marko, partigiano, trafficante e borsanerista. In due anni lui e il suo
impetuoso amico Blacky accumulano una fortuna e la fama di eroi della
resistenza finché convincono il loro clan a rifugiarsi in un sotterraneo e a
fabbricare armi e altri prodotti per il mercato nero. Ci rimangono per quindici
anni perché, con la complicità dell'attrice Natalija, Marko fa credere a tutti
che la guerra continua e intanto diventa un pilastro del regime socialista di
Tito. L'inganno dura fino al 1961 e nel trentennio successivo muoiono di morte
violenta Natalija, Marko, l'innocente suo fratello Ivan e Jovan, figlio di
Blacky, l'unico sopravvissuto che, tornato nel sotterraneo, sbuca attraverso un
tunnel sul Danubio dove ritrova tutte le persone scomparse che ha conosciuto: è
un'isoletta che va alla deriva sul fiume. E difficile stringere in una
definizione di genere un grande film visionario come "Underground". Hanno speso
molti aggettivi per definirlo: picaresco, eccessivo, ridondante, straordinario,
smisurato, vitalissimo, incandescente, barocco, sensuale, metaforico,
allegorico eccetera . Si potrebbe dire che fa pensare ad "Alice nel paese delle
meraviglie" riscritto da Kafka, con Hyeronimus Bosch come scenografo e Francis
Bacon direttore della fotografia!
A me fa pensare anche ad alcuni quadri di Marc
Chagall, al cinema di Tarkovskij, di Jodorowsky e di Ioselliani, oltre che al
cinema di Vigo e Visconti esplicitamente citati. E una tragicommedia musicale
con le musiche tzigane di Goran Bregovic. Un racconto straripante di feste
nuziali, riti collettivi e baccanali che fanno da filo conduttore oltre che a
dargli il ritmo. "C'era una volta un paese..." potrebbe essere il
sottotitolo. La Iugoslavia,
naturalmente. Kusturica dice che non è un film nostalgico, ma un necrologio.
Forse il Paese di cui ha cercato di raccontare mezzo secolo di storia non è mai
esistito. "Underground" è il sogno di un incubo, quello della Storia e del suo
tempo sporco. La storia della Jugoslavia dal secondo conflitto mondiale alla
guerra civile, la storia di due amici, di due fratelli in armi ed in truffa, la
storia di una donna contesa, la storia di un sotterraneo per la fabbricazione
d'armi. La storia di un paese immerso nel roboante conflitto di pressioni e
rivendicazioni, la storia forse di un paese mai esistito veramente. "Underground"
è un'abbuffata di colori, di danze, musiche, urla di dolore, rabbia, gioia e
follia! Film rumoroso, assordante, come una continua baruffa, magnifica
descrizione della tensione circense nei Balcani. Un carro armato perfora lo zoo
di Belgrado e l'immagine degli animali che si liberano in direzioni diverse ed
irrazionali è molto sottile ma evidente. O la clinica per matti, in cui tutto è
concesso, in cui niente è anormale perché in fondo forse siamo tutti pazzi.
Significativa la sequenza finale con il banchetto in cui tutti i protagonisti
sono in armonia tra loro ma siedono in una porzione di terra che si distacca e
che galleggia sull'acqua. Orgia visiva tra vino, violoncelli, erotismo ed urla,
come una festa trascinante, goliardica, irrazionale Jugoslava!
Gatto nero, gatto bianco [1998]
Ambientato
tra gli zingari slavi, "il solo popolo che non cambia mai e che sfiora
quella che noi chiamiamo civiltà senza lasciarsene contaminare", finanziato
da un pool di reti televisive europee, parlato in dialetti gitani, girato in
Slovenia e sulle rive del Danubio in Serbia, "Gatto nero, gatto bianco" è un
fantastico affresco di un'umanità, travolgente e vitale, divertente e allegro. Grga
Pitic e Zarjie sono due vecchi amici che non si vedono da ben venticinque anni.
Il primo è un padrino gitano oltre che magnate delle discariche, il secondo è
proprietario di un cementificio. Sono due ottantenni che nella loro lunga vita
hanno commesso ogni genere di crimine rispettandosi sempre. Matko, il figlio di
Zarije, è un incapace che ha bisogno di soldi per portare a termine un affare
legato al mercato nero, precisamente un carico di petrolio e dato che non ha il
coraggio di rivolgersi al padre, chiede aiuto a Grga Pitic facendogli credere
che suo padre è morto. Grga Pitic è profondamente colpito da questa notizia e
decide di recarsi sulla tomba del vecchio amico Zarije.
Matko,
soddisfatto del suo inganno, cerca di far entrare nell'affare del petrolio
Dadan Karambolo, un boss dei gangster gitani. Sotto l'effetto della droga.
Matko è convinto che in questo modo l'affare andrà sicuramente in porto.
Purtroppo per lui non è così, perché la notte dell'arrivo del treno, viene messo
a terra da degli sconosciuti e quando il giorno dopo si risveglia, scopre che
il treno è scomparso. Matko non ha capito che è stato imbrogliato dallo stesso Dadan
e così deve sottostare al ricatto di questo criminale senza scrupoli: far
sposare il proprio figlio Zare con Afrodita, la sorella di Dadan, una donna
così minuscola da essere soprannominata Ladybird. Zare però è innamorato di
Ida, una cameriera tanto affascinante quanto impetuosa. Afrodita in realtà sogna
un gigante buono da sposare. Il giorno delle nozze i due giovani si ribellano a
questo matrimonio senza amore così la ragazza fugge approfittando della
confusione della festa organizzata alla maniera gitana. Capito l'inganno, Dadan
va alla ricerca della sorella. La trova in mezzo alla campagna insieme al
nipote di Grga Pitic, Grga Maggiore, un ragazzone molto alto che da tempo era
alla ricerca di una donna piccolina, dolce e affettuosa come lo era sua nonna.
Ladybird è così piccola che potrebbe stare nel suo taschino, perfetta per lui.
Tra i due è scoccata la freccia dell'amore! Dadan acconsente alle nozze perché
convinto da Grga Pitic che l'amore è l'unico motivo per sposarsi. Anche Zare è
felice perché così può sposare la sua amata Ida. Durante la festa muore Grga
Pitic, Zarije torna dal regno dei morti, Dadan viene punito e Zare ed Ida
scappano con una fisarmonica piena di soldi, dopo aver minacciato il prete con
una pistola davanti a due soli testimoni: un gatto nero e un gatto bianco!
Super8 Stories [2001]
Nel mondo
folle e drammatico dei Balcani è ambientato il documentario sul gruppo musicale
di Emir Kusturica: La punk-band "No smoking", divenuta famosa per la colonna
sonora di "Gatto nero, gatto bianco". La "No smoking band" è nata venti anni fa
e attraverso album, concerti e tournée ha attraverso la storia della Jugoslavia.
La vita è un miracolo [2004]
Siamo in Bosnia
all'inizio degli anni novanta. Luka, ingeniere serbo e sua moglie Jadranka si
stabiliscono insieme al loro figlio Milios in un villaggio nel mezzo del nulla
con l'intento di trasformarlo in un luogo turistico. Accecato dal suo ottimismo
Luka non dà retta alle voci dello scoppio di una guerra imminente. Quando suo
figlio Milos è fatto prigioniero e i militari serbi gli affidano in custodia un
ostaggio musulmano: una bella ragazza di nome Sabaha, Luka finisce per
innamorarsene. "Voglio continuare a credere che la vita è un miracolo perché i
miracoli accadono davvero.
La speranza nella nostra vita non deve essere
sconfitta". Infatti come afferma lo stesso Kusturica:"questo film è in fondo
ottimista, insegna a vedere anche gli aspetti belli pur in mezzo alla tragedia".
"La vita è un miracolo" è una favola romantica e sognatrice in cui il buio
della guerra nei Balcani dell'inizio degli anni Novanta viene candidamente
tramutato in un quadro affascinante ed incantato.
Un
ritratto di colori, danze ed eccessi, tutto velato da una atmosfera da favola.
Il
personaggio principale del film, Lucka è timido ed ottimista, il suo rapporto
con la guerra è quello di un Pierrot che viene strappato dal proprio mondo
fatato e strapazzato dai rumori delle bombe che piovono fuori e gli altri
personaggi rappresentano per Kusturica importanti pedine di un teatrino
dell'assurdo, ma un assurdo poetico ed a tratti commovente. Come fare a parlare
d'amore durante una guerra? Come fare convivere un cane con un gatto? Come fare
innamorare un bosniaco di una musulmana? Ecco cosa sembra sussurrarci Kusturica
candidamente con quest'ennesimo capolavoro!
Possibile chiosa
Pensando
fra le righe all'opera cinematografica di Kusturica le prime cose che mi
vengono in mente sono: arte, storia, guerra, bambini, immagini grottesche,
discriminazioni razziali, lo sguardo del bambino sul mondo, matrimoni, la
figura della donna portatrice dolorosa della continuità dell'esistenza, il mondo
dei gitani così poetico ed onirico e magmatico e senza costrizioni di tempo e
spazio così a stretto contatto con la natura e gli animali e l'impossibilità a fare
ordine in un cinema che fa della poetica del disordine e del disequilibrio la
sua forza e l'impossibilità di fermarsi a pensare o a riflettere di fronte al
caleidoscopio di immagini che sono forse il tratto distintivo del cinema di
Emir Kusturica. E allora non possiamo far altro che seguire quel palloncino, o
un velo da sposa, e lasciare che lui, l'immenso cineasta di Sarajevo, ci apra
il suo cuore e continui a raccontarci disordinate storie allegramente assurde... grazie di cuore Emir!
[Mariano Lizzadro]
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