Come in tutti i suoi film, anche in questo (vincitore della Palma d'oro a Cannes 2006 come miglior film) sono intrecciati tra loro aspetti politici, sociali e umani (si vedano p. e.
La canzone di Carla,
Terra e libertà,
Ladybird Ladybird).
Il regista, non facendo mistero del suo punto di vista sul mondo, suscita contrasti molto forti nella critica, risultando pregiudizialmente antipatico ad alcuni. E' comunque un maestro, che sa raccontare belle storie, in cui spettacolo e messaggio convivono quasi sempre in modo suggestivo ed efficace e in questo caso il suo sguardo è piuttosto "neutro": rispetto agli avvenimenti che racconta non viene pronunciato alcun giudizio.
Il titolo italiano è una pessima traduzione dell'originale
The wind shaker the Barlei. Infatti andrebbe sostituito "accarezza" con "scuote" o "agita" per rendere meglio il senso del film (come vedremo).
Loach si misura, ancora una volta, con la Storia (con la "S" maiuscola), riportando sulla scena momenti cruciali sia per la storia irlandese sia per quella britannica. Momenti che molti desidererebbero riporre nello scantinato ad ammuffire, senza i quali tuttavia non si potrebbe rivolgere criticamente lo sguardo al presente.
Siamo in Irlanda, negli anni '20 del novecento. E' in atto la rivolta contro l'occupazione inglese per la conquista della libertà, l'indipendenza della nazione e la fondazione della repubblica. Loach non costruisce grandi ed epici scenari della lotta, piuttosto si concentra ed aguzza il suo sguardo nei confronti di una micro-comunità, nella quale, con molta attenzione ed efficacia, fa emergere le questioni e le dinamiche presenti in qualsiasi momento di rivolta o di guerra civile.
Attraverso l'evoluzione dei personaggi, le loro trasformazioni fisiche e psicologiche, è possibile comprendere fino a che punto l'umanità possa essere messa in scacco.
Qual'è la soglia, superata la quale, diventa difficile tornare indietro e spezzare la logica della violenza che si è innescata? Ecco la domanda di fondo, il filo rosso che, a mio avviso, percorre il film e lega la storia dei due fratelli, protagonisti principali delle vicende.
Damien (
Cillian Murphy) è il più giovane dei due e si prepara ad una carriera brillante da medico. E' in partenza alla volta di Londra, felice di abbandonare la povertà che lo circonda. In fondo è un tipo tranquillo e schivo, che si tiene lontano dai problemi sociali e politici. La sua decisione cambia quando assiste alla morte di un diciassettenne, fratello della sua ragazza e suo compagno di gioco per mano dei "Black and Tan" (militari inglesi di occupazione), che
compiono soprusi sempre più gravi ai danni delle comunità
locali. Decide di seguire il fratello Teddy, di cui ha grande
ammirazione, già impegnato come uno dei capi dei rivoltosi.
Teddy (
Padraic Delaney) è contento della scelta del
fratello. Ha di lui una buona concezione e ritiene che la sua
presenza sia necessaria per continuare le azioni di lotta. B. si
coinvolge sempre di più nella battaglia, l'affetto e la
stima che ha per il fratello è totale e ne vuole imitare le
gesta, fino a voler prendere il suo posto, fino a quando, quando vengono entrambi catturati, T. viene
prelevato per essere torturato. Nel frattempo la situazione si fa più
drammatica e la lotta coinvolge di più la popolazione che
partecipa alle azioni di sabotaggio nei confronti dell'esercito
inglese in modo passivo e attivo, subendone tutte le conseguenze
mentre la povertà cresce. Aumenta il clima di violenza e le
ritorsioni non hanno più termine, coinvolgendo nelle atrocità
vecchi, donne e bambini, come avviene di solito in ogni guerra che si
rispetti. D. si convince sempre di più della lotta cruenta per
realizzare il sogno di costruire una società senza ingiustizia
e povertà.
Qual'è il costo di tutto questo?
Il
passaggio più drammatico del film è quando D., maturo
guerriero, riceve gli ordini di uccidere un aristocratico terriero
accusato di tradimento e un garzone di questi che ha fatto la spia.
D.
si assume il compito delle esecuzioni. Il ragazzo (anch'egli un
irlandese di 17 anni) lo guarda e gli chiede, con confidenza, di
seppellirlo in una cappella sulla montagna e di avvisare la madre
della sua morte. D. avverte il limite che sta oltrepassando e lo
oltrepassa. Avverte la perdita di umanità e nonostante le
forti lacerazioni compie l'esecuzione. Nel frattempo nella
popolazione cresce la sua figura di combattente. Il fratello rafforza
la sua posizione "militare" nella lotta e il suo ruolo nella
politica. Egli assume una posizione più conservatrice, ritenendo,
contrariamente al fratello, che l'alleanza con i grandi
latifondisti e i più ricchi possa permettere la continuazione
della guerra e la realizzazione della repubblica, accettando sempre
di più i compromessi che vengono ritenuti necessari.
Al
momento della sottoscrizione del trattato di pace le due posizioni
(come le anime dei combattenti) si separano in maniera
inconciliabile. Da una parte coloro i quali, spinti da una forte
motivazione ideale e dal sentimento di tradimento, invocano la
ripresa della "resistenza" per completare il processo di
liberazione e costruire la repubblica, mentre gli altri ritengono che
gli obiettivi sono stati raggiunti. Sono pronti ad indossare
nuovamente le casacche militari e della polizia per estirpare con le
armi i combattenti che si oppongono. Il film ha il suo epilogo nel
ritrovare i due fratelli l'uno contro l'altro in piena guerra
civile. D. sorpreso in un'azione "terroristica" viene arrestato
e condannato a morte. Ad eseguire la sentenza è il fratello
T., che non può fare a meno di seguire la logica delle cose,
nonostante il dolore straziante che prova. D. muore sforzandosi di
essere quanto più coraggioso e dignitoso possibile, T. comanda
l'esecuzione con voce tremola e rotta da un pianto imminente. Due
solitudini a confronto. Due esistenze perse. Allora la risposta alla
domanda, posta in precedenza, può essere data da un'altra
domanda: a cosa è servito tutto ciò?
Questo
è il punto. Si scorge nel "romanzo di formazione" dei
protagonisti un continuo andirivieni tra eroismo e meschinità
umana. In fondo gli uomini, le comunità gli esseri umani,
travolti dalla spirale della violenza non sanno più tracciare
un limite e ogni nefandezza è possibile.
Dicevamo del titolo. Il bellissimo paesaggio irlandese è lo sfondo sul
quale tutto ciò avviene. Una natura aspra e selvaggia dove
l'uomo a fatica costruisce la propria esistenza, e che nonostante
la sua bellezza non riesce a lenire la durezza del dolore che segna
quelle contrade geografiche e dell'anima. Agita quelle contrade
l'odio, ch'è sempre pronto a mettere in discussione la
possibilità di conciliare il rapporto tra uomo e natura, tra
uomo e società. Il film di Loach, se pur non grandissimo,
scorre in modo coinvolgente e commovente. Riesce a tenere lo
spettatore concentrato sino alla fine. Loach non è retorico né nei
confronti degli spettacoli naturali, dove i colori dell'Irlanda
emergono nella loro pienezza, né nei confronti dei sentimenti
dei protagonisti. Forse un po' scontato in alcune parti, il film mantiene,
in definitiva, un respiro ampio e godibile, grazie anche alla buona
recitazione degli attori protagonisti.
[Francesco Scaringi]