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LA PROMESSA DELL'ASSASSINO PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Inchingoli   
giovedì 24 gennaio 2008
Regia di  David Cronenberg
USA /GB 2007
100'

Ancora una storia di violenza, in una Londra diversa.

Sulla scia dell'ultimo "A History of Violence", assistiamo a questo lavoro del regista canadese, presentato all'ultima edizione del Torino Film Festival, impegnato in un viaggio nella mafia russa, attraverso la riproposizione di uno schema collaudato, che si rifà quasi ai film della cinematografia classica inglese degli anni sessanta. L'ombra di maestri del "New Cinema" come Michael Powell e Lindsay Anderson, ammanta la pellicola di uno strano umore nero, combinato ad una fredda ironia, che ben si adatta alle atmosfere di una Londra moderna ed in "costruzione" (sullo sfondo i lavori per le prossime Olimpiadi). Tutto ciò non stride affatto con la decadenza russa di una famiglia che fa affari attraverso la gestione di un ristorante, in cui si celebrano pranzi luculliani all'apparenza tranquilli che, in realtà, celano storie di sfruttamento e di (si presume) riciclaggio di denaro sporco. Ogni riferimento ai tanti magnati russi che sbarcano in Gran Bretagna è puramente casuale... La lucidità di Cronemberg è proverbiale nel rappresentare la storia, invero non originalissima, di una violenza (sic) subita da una ragazza giovanissima che, incinta e spaesata, irrompe sanguinante nella vita di una dottoressa di origine russa senza radici, che prende a cuore la sorte della neonata, frutto del "demone sotto la pelle" da cui è scaturita, per mano di un tranquillissimo patriarca, che domina la "famiglia".

La protagonista , un'apolide Naomi Watts in verità un po' sottotono, si muove goffa sulla moto d'epoca sovietica del padre, e si imbatte in un ambiguo Viggo Mortensen, guardaspalle ed autista del clan, che viene iniziato al rito di affiliazione alla organizzazione criminale russa, ed ambisce ad un ruolo di comando degli affari della "famiglia". Clan che viene "gestito" maldestramente dal figlio un po' scemo del capo, un Vincent Cassel in forma e molto credibile nella parte, con l'attore di origine danese che domina la scena con il fare felino e discreto che lo contraddistingue, e che improvvisamente agisce quando meno te lo aspetti. La lotta corpo a corpo tra il bodyguard ed i due sicari nel bagno turco è di una efferatezza unica (ricorda molto anche la scena di sesso delle scale in "A History of Violence" ). Insomma, che si tratti di sesso o di lotta, per il regista canadese non fa alcuna differenza: sono momenti che scaturiscono da forme (ambigue e morbose) di violenza. E mi viene da pensare che la scena descritta sia quasi una citazione da un film di Jerzy Skolimovski, non a caso presente nel film, nella parte dello zio ubriacone della Watts, che si chiamava "Deep End (On it)", ambientato in un bagno pubblico inglese con piscina, dove i protagonisti si rincorrevano e si perdevano (bagnati) con in sottofondo le strepitose musiche dei Can. Volutamente irrisolto è poi il finale, che fa quasi presagire ad un sequel. Il tutto ovviamente sa quasi di beffa, visto che ben conosciamo la idiosincrasia di Cronemberg per le cose scontate. Di certo questo non avverrà. Così come beffardo è il personaggio di Viggo Mortensen, sempre più attore feticcio del filmaker canadese, che ha una qualità unica: essere credibile sia nei panni di Aragorn nella saga de "Il Signore degli Anelli", sia nelle gesta di questo muscoloso e supertatuato uomo della temutissima "mafia russa".

Il mistero e la paranoia dello sconosciuto sono la caratteristica principale di un regista che non sbaglia mai un colpo, e che continua a proporci storie inquietanti. Un grande f-autore di "film di genere". Il "suo", obviously...

[Maurizio Inchingoli]

 
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