Forse non è un caso che in questi ultimi anni registi
dalla veneranda età, sfornano film lucidissimi e di una straordinaria
modernità. Chabrol si affianca a grandi del cinema d'autore europeo come
Jacques Rivette,
Manoel de Oliveira,
Eric Rohmer,
Alain
Resnais, e la purtroppo ex-coppia di registi "combattenti"
trapiantati in Italia
Jean Marie Straub e
Daniele Huillet. Certo
la poco attenta distribuzione italiana non aiuta molto la diffusione di alcune
pellicole d'autore, ed è stato per caso che mi sono imbattuto nella visione
quasi "carbonara" di questo film. Fa bene alla mente ammirare tanta
grazia cinematografica. Il titolo tradotto poi, ovviamente banalizza quello che
è solo uno dei tanti aspetti della storia. Meglio il bellissimo e beffardo titolo
originale (
"La Fille Coupèe en
Deux").
Un'automobile si inoltra in una strada impervia, e si
imbatte nella lussuosa villa di Claude Saint Denis, interpretato da
Francois
Berlèand, famoso scrittore ritiratosi nella campagna francese. E' la sua
agente che si reca a trovarlo. L'incipit è inondato da immagini rosso-sangue,
che presagiscono uno epilogo drammatico della storia. Che subito si incanala
nella classica e "chabroliana" messinscena di una escursione nel
mondo dell'alta borghesia parigina, che l'ultrasettantenne realizateur mette
sotto personale analisi.Una ragazza innocente e dalla faccia d'angelo si
innamora del protagonista. É molto più giovane di lui, e rimane affascinata
dalla sua vita piena di esperienze ed amanti. Tutto ciò la sconvolge e la
stuzzica.
Ludivine Sagnier impersona Gabrielle, figura limpida ed
inquieta allo stesso tempo. E si conferma sempre più musa ispiratrice del
recente cinema d'oltralpe: basti pensare alle ultime prove di
Francois Ozon
(
"Sotto la Sabbia"
e
"Swimming Pool"). A
tallonarla da vicino
Benoit Magimel,
nella parte del rampollo della famiglia Gaudens, ricco ed eccentrico
ragazzotto, che cerca in tutti i modi di sedurre la bella presentatrice tv, in
modo affettato e nevrotico. Con atteggiamento guascone e violento convince suo
"malgrado" a sposarla. Ma saranno guai. Accecato dalla gelosia per
l'ascendente che lo scrittore ha ancora sulla sua consorte, decide di
commettere un clamoroso atto pubblico che cambierà le vite di tutti i
protagonisti.Ma al nostro sembra interessare poco la sorte dei suoi personaggi:
in fondo sono umani. A lui preme esplorare più le dinamiche che portano a
comportamenti estremi, e le motivazioni per cui arrivano a farlo. Sondare le
loro menti e i loro movimenti nella società in cui agiscono, sembra il motivo
principale per indagare con sottile ironia le nevrosi e le falle di persone
problematiche ed affette da egocentrismo maniacale. Come maniacale è la cura
dei particolari, non solo scenici, della pellicola, piena tra l'altro di famosi
marchi di moda e non solo ( con un'astuta operazione di product placement ) che
ne enfatizzano l'esclusività, in una società descritta in modo lucido e
distaccato da uno Chabrol mai cosi preciso e chirurgico.
Dicevamo all'inizio del finale del film: come tradizione
del maestro della nouvelle vague, le ultime scene dei suoi lavori sono sempre
volutamente irrisolte ed "aperte" ( vedi la bellissima
chiusura-ragnatela di
"Grazie per la cioccolata" con
Isabelle
Huppert ). In questo caso poi il triste e forzato sorriso della Sagnier non
promette nulla di buono. La sua figura ricorda per certi versi quella della
quasi irritante e "troppo" brava Camilla in
Mulholland Drive
di
David Lynch, impersonata dalla strepitosa
Naomi Watts. La
lucente faccia di Ludivine Sagnier accecata dalla luce dei riflettori chiude la
pellicola : felice a metà, intuiamo.
"La Fille Coupèe en
Deux" appunto...
[Maurizio Inchingoli]