Anche
questa volta
Ferzan Ozpetek ci immerge in un'atmosfera struggente e
malinconica piena di forti sentimenti con
Saturno Contro, ultimo
e attesissimo suo film. È vero, l'astrologia, come ha
dichiarato il regista, non ha nulla a che fare con il film. C'è,
però, un personaggio, interpretato dalla brava
Ambra Angiolini
che non ne può fare a meno, e ci può aiutare ad entrare
in questo film in cui i personaggi sono così strettamente
legati l'uno all'altro in un'intensa unione sentimentale.
Quarantenni e trentenni che si trovano a fare i conti con la propria
esistenza, proprio nel momento in cui essa sembra svolgersi nella
soddisfazione delle ambizioni e dei desideri.
Saturno,
Dio dell'agricoltura, secondo i romani, era invece il dio Cronos per
i greci, figlio di Urano e di Gaia e allo stesso tempo padre di Zeus
(Giove). Un dio che sta all'origine del tempo e del cosmo. In
astrologia si connota di tratti negativi, è un segno che
simboleggia la limitazione dell'individuo, la rinuncia e la
solitudine, le necessità cui non ci si può sottrarre.
La sua posizione alla nascita indica le difficoltà che una
persona dovrà affrontare, le crisi, il pericolo della
solitudine.
Saturno
in qualche modo c'entra. Perché si tratta di comprendere che
cosa accade quando le certezze s'incrinano e quando si avverte il
pericolo che i legami così tenacemente costruiti iniziano a
sfilacciarsi.
Il
racconto
Saturnino narra di una sorta di comunità
utopica. Di una famiglia allargata, secondo la necessità dei
tempi, che si trova ad un momento di svolta. "Vorrei che tutto
questo restasse immutato" proclama Lorenzo (
Luca Argentero), il
protagonista narrante e la figura intorno a cui ruota tutta la
vicenda. Ma così non è.
Ozpetek
indaga con molta attenzione attraverso le parole, i gesti le
espressioni del volto, la bellezza dei corpi e la profondità e
sensualità degli sguardi l'intima consonanza dei vari
personaggi che sembrano aprirsi l'un l'altro e a cui ogni cosa
dell'altro è conosciuta e accettata. Quasi una comunità
perfetta, per questo utopica e votata all'eternità, come
desidera Lorenzo. Protettiva e carica di sentimenti, riesce a reggere
e a sintonizzarsi armonicamente con il mondo che, nonostante sia
minaccioso, trova un contro-bilanciamento nella comunità dei
sentimenti.
Fratellanza,
amore, amicizia sono i luoghi dell'utopia. Un'ecclesìa,
che trova la sua realizzazione nella tavola imbandita, intorno a cui
sedersi e accomunarsi nello scambio degli affetti e dei doni. Il
termine
Communitas, come qualcuno insegna, contiene al suo
interno il
munus, che significa dono, quel dono che si prende
carico dell'altro.
Ma,
come una giornata piovosa preannuncia, le cose precipitano e la vita
con il suo carico di tragedia si fa avanti. Nella vita di Lorenzo, di
Lucia (
Margherita Buy) e del marito (
Stefano Accorsi) e di
conseguenza degli altri, irrompono la sofferenza, la malattia, la
morte. L'esistenza non più protetta, quella che precipita
nella vertigine della vita. Lorenzo viene colpito da un ictus che lo
porta al coma e il rapporto matrimoniale di Lucia va in crisi.
L'amore in qualche modo viene sconfitto e sconvolto. Davide
(
Pierfrancesco Favino), scrittore di favole d'amore, vede il vuoto
farsi avanti perché l'uomo che ama muore e non sa farsene
una ragione, Lucia e il marito sperimentano l'incomprensione,
l'indecisione, la paura di sentirsi privi di appoggio. Tutti vivono
profondamente la paura della perdita e del distacco e solo
faticosamente, riconquistando lo spirito di fratellanza e di amicizia,
potranno riprendere a vivere insieme dopo la morte di Lorenzo. Ecco
dunque tratteggiata l'immagine di una comunità ideale che,
attraversato il dolore e la sofferenza, riconquista l'armonia nel
profondo della natura tra boschi e mare per riappacificarsi con sé
e il cosmo. Saturno ha esercitato la sua influenza. La prova è
superata e si va avanti.
Il
film è commovente, regge per tutto il tempo nonostante in alcuni momenti non convinca a causa di alcune sbavature: un eccesso di musica
struggente, l'esasperata lentezza di alcune inquadrature. Al di là
dell'attualità contenuta nel film, il regista ripropone
alcune tematiche già presenti negli altri suoi lavori. Per
alcuni versi rispetto ad alcune esplorazioni precedenti qui viene
invertito il punto di vista.
Nelle
Fate Ignoranti si sviluppa una vicenda in cui mondi diversi si scoprono e si aprono l'uno
all'altro. L'indagine preferisce la scoperta dell'alterità,
il suo riconoscimento e la sua condivisione. Qui, invece, ne rivela,
come dire, la difficoltà della sua realizzazione. Il film non
riesce a raggiungere sino in fondo il suo obiettivo e per alcuni
versi ammicca troppo alla piacevolezza, non si veste della forza,
anche sconcertante, della radicalità, come avviene nella
storia di mutazione in
Cuore sacro, è più
leggero e forse meno sincero.
Un
cast eccezionale, nessuno dei protagonisti non merita applausi,
ognuno ha saputo marcare la propria presenza, sapendo caratterizzare
il proprio personaggio, pur dando rilievo alla coralità
necessaria del film.
[Francesco Scaringi]