Wild Screen
THE DEPARTED - IL BENE E IL MALE | THE DEPARTED - IL BENE E IL MALE |
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| Scritto da Francesco Scaringi | |
| giovedì 02 novembre 2006 | |
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USA 2006 149' A South Boston il Dipartimento di Polizia del Massachusetts dichiara guerra alla criminalità organizzata nel tentativo di distruggere il dominio del boss mafioso Frank Costello.
Un giovane poliziotto del luogo viene mandato in incognito tra le fila
della gang ma nello stesso tempo un membro di una banda malavitosa viene scelto
per infiltrarsi nella polizia di Boston. Tutti e due hanno il compito di
scoprire i piani e i segreti delle due organizzazioni. Costretti entrambi ad una
doppia vita, si impegnano in una folla lotta contro il tempo in cui, per
salvarsi la vita, ognuno dei due deve evitare di essere scoperto mentre cerca di
scoprire l'identità dell'altro.
Si entra nel film di Scorsese con un movimento rapido della camera, uno spostamento repentino che da un esterno, una strada di Boston, ci porta all'interno di un locale. Rapidamente e lancinante, allo stesso modo con cui si fa leva su una ferita per provocarne la fuoriuscita del sangue e incrementarne il dolore. Una lama fredda e spietata, questa è la sensazione, che vuole indagare, con una certa crudeltà il male e il dolore ad esso associato. Gangs of New York si è presentato come il tentativo superbo di dimostrare una teoria, cioè che ogni comunità è fondata sulla violenza, il predominio e il monopolio della forza. Applicazione al 100 per cento della visione Hobbesiana: per evitare l'annientamento dovuto all'impulso di sopraffazione dell'uno nei confronti dell'altro, bisogna assoggettarsi ad un potere assoluto, che esercita il monopolio della forza. Si vive in pace se si conviene a ciò. Infatti chi utopicamente rivendica la propria speranza e libertà non può che aprire al caos e alla guerra, così avviene quando Amsterdam (protagonista del film), per vendicare la morte del padre sfida il capo dei "nativi", l'ordine fondato sulla paura e la forza svanisce e si apre la voragine della guerra. La comunità con le sue differenze sprigiona violenza, egoismi, antagonismi, pronti ad esplodere se non frenati in un involucro di enorme potere e forza. In "Goodfellas" lo sguardo si sposta dalle categorie ai soggetti, dalle bande alle persone. La stessa indagine adesso è condotta in The departed. Si tratta di un racconto di spie, di uno spionaggio che si sdoppia come riflesso da uno specchio. Due spie in due "gang" diverse (quella del criminale Costello e quella della polizia federale), due infiltrati (sorci in una umanità abbrutita) piazzati in mondi apparentemente contrapposti dei quali uno rappresenterebbe il male e l'altro il bene. Ma la storia procede, nel suo incalzare in modo straordinario rendendo labili i confini, fino a cancellare la linea di demarcazione tra i due, che si confondono, come si confondono le loro psiche, spietata e calcolatrice l'una, piena di tormento e angoscia l'altra. Entrambe si troveranno nell'amare la stessa donna, una psichiatra alla quale tutti e due affidano se stessi. E sarà lei che vendicherà l'uno a scapito dell'altro. Proprio la psiche dell'uomo è l'altro luogo d'indagine che risulta essere imperscrutabile, difficile da comprendere nella sua capacità di generare mostri e angosce. C'è nel mondo cattolico tracciato da Scorsese il senso del peccato originale e della perdita dell'Eden mai più riconquistabile, un'inesorabile dannazione che accompagna l'uomo, comunque e sempre assoggettato al demone. L'uomo per dirla con Kant è un legno storto difficilmente raddrizzabile e ha radici profondamente piantate nell'humus del male. Questa visione pessimista predomina nel film di Scorsese se è vero che il bene comunque viene vinto e distrutto da un male che riproduce imperterrito se stesso. In questo film Scorsese va oltre un punto di vista "semplicemente antropologico". Le sue sono considerazioni filosofiche, il male di cui ci parla è metafisico e onnipresente. Sicuramente nessun dio ci potrà salvare e gli angeli non sono che l'altra parte della bellezza abbacinante del demonio. Non a caso il male riesce a riprodursi e a lasciare il suoi eredi, mentre gli altri muoiono come eroi falsamente celebrati. L'atto finale del film è la morte del personaggio che più subdolamente ha rappresentato il male, ma il volto che si scopre dell'assassino che ha compiuto, in apparenza, l'atto di vendetta lascia interrogativi inquietanti. [Francesco Scaringi] Discuti quest'articolo nel forum |
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