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Una benefica anomalia PDF Stampa E-mail
Scritto da Mariano Lizzadro   
mercoledì 30 gennaio 2008
Note a margine su "Buffalo 66", l'unico film che ho avuto la fortuna di vedere di Vincent Gallo, anomalo cineasta dal talento sopraffino.

[all'amore della mia vita!]

Vincent Gallo, figlio d'emigranti siciliani, secondo di tre fratelli, a sedici anni lascia la famiglia per cercare la sua strada nella grande mela, attraverso la musica, la fotografia, la scultura, la moda, il cinema. Insomma un individuo disposto a tutto pur di sopravvivere. Ha recitato in "Arizona Dream" di Emir Kusturica, "La casa degli spiriti" e "Palookaville", fino a raggiungere la notorietà grazie al film "Fratelli" di Abel Ferrara.


Il suo incredibile e straordinario esordio come regista è con "Buffalo '66", di cui firma la regia, il soggetto, la sceneggiatura, la fotografia e le musiche, oltre ad essere l'attore protagonista. Questo strano film, di chiara ispirazione autobiografica narra la storia di Billy Brown, un ragazzo che esce di prigione dopo aver passato cinque anni per un crimine non commesso. Infatti Brown ha dovuto accusarsi del crimine per saldare un debito di gioco che non era in grado di pagare. Cinque anni prima aveva puntato 10.000 dollari sulla squadra dei Buffalo vincenti nel superbowl, ma all'ultimo secondo un giocatore dei Buffalo di nome Scott Wood aveva sbagliato il tiro, i Buffalo avevano perso rovinosamente, i tifosi avevano bestemmiato rabbuiandosi per l'occasione mancata e Billy era finito in galera, perché i soldi per pagare l'allibratore della mala che non si era neanche preoccupato di metterli da parte, così convinto della vittoria della sua squadra del cuore. Per pagare il debito, Billy si è fatto cinque anni di carcere al posto di uno scagnozzo del registratore di scommesse clandestine. Ma, ora che è uscito, vuole compiere la sua vendetta. Dopo aver trascorso mezza mattinata alla ricerca di un bagno pubblico, trova il tanto sospirato vespasiano in una palestra, dove un gruppo di signore, sgraziate e pesanti, sta cercando di imitare l'istruttrice seguendola in elementari passi di danza. Tra di loro c'è anche l'ingenua e svampita Layla una dolce ragazza bionda, paffuta ma allo stesso tempo attraente, bambolina dal cuore tenero e dai modi gentili. Tra un po' la sua vita cambierà, improvvisamente. Intanto Billy non è riuscito a fare la sua pipì, disturbato dagli apprezzamenti di un tipo al suo fianco. Ancora più irritato e inquieto, esce dal bagno, chiede sgarbatamente a Layla una moneta per telefonare ai genitori, che non sanno dei suoi cinque anni in galera. Solo l'amico Ricky "Tonto", inebetito compagno d'infanzia, conosce la verità. I genitori, un po' per comodità, un po' per poca stima nei confronti del figlio, hanno accettato senza dubbi e senza fare domande, l'esistenza inventata e alternativa che il figlio ha proposto loro: Billy ha raccontato di essere un funzionario del governo e i cinque anni li ha trascorsi svolgendo un lavoro importante per gli Stati Uniti d'America. Ora che si trova dalle parti di casa, racconta loro a telefono, potrebbe passare a fare un saluto. Dopo una lite telefonica con la madre, Billy è convinto da lei a portare anche la fantomatica moglie, con la quale, attraverso le storie che ha raccontato ai genitori, trascorrerebbe una vita da sogno. Allora chi meglio di una perfetta sconosciuta potrebbe interpretarla? Dopo aver rapito Layla, è deciso a portarla con sé dai genitori, per farle recitare la parte della moglie amorevole e fedele, con la quale condurrebbe una esistenza da favola. La trascina con violenza alla macchina, la obbliga a guidare, perché non c'è il cambio automatico, si dirigono verso casa. Layla, durante il pomeriggio a casa dei genitori di Billy, sarà Wendy la sua cara, dolce moglie.
In seguito lui la accompagna in giro per la città per prendere la sua pistola e in cerca di tracce per ritrovare Scott Wood, ossia il giocatore corrotto. Alla fine Billy porta la ragazza in albergo, lei si addormenta e lui esce per regolare i conti. Si presenta nel bar dell'ex giocatore, ritiratosi dall'agonismo, con la pistola deciso a ucciderlo e poi a suicidarsi, ma all'ultimo momento cambia idea e ritorna in albergo per iniziare una nuova vita con la ragazza. Dunque a Buffalo, sede della squadra di football più sbeffeggiata degli Stati Uniti, Billy Brown esce di carcere, dopo cinque anni per un reato che non ha commesso, con un'idea fissa: vendicarsi di un giocatore dei Buffalo, indiretto responsabile delle sue disgrazie. Vuole ucciderlo e poi uccidersi.
Questa la singolare trama del film, un'anomala miscela di realismo e romanticismo, moderna favola d'amore, apologo di formazione sull'uscita da un'infanzia infelice. Ed in effetti bastano poche sequenze di questo capolavoro per essere conquistati, disposti a seguire in cima al mondo quel ragazzo magro appena uscito di galera. Ci prende l'anima il suo giubbetto risicato, così insufficiente a difenderlo dalla neve e dalla vita gelata che ha intorno, ci fidiamo della sua faccia aguzza e sporca di barba, di quell'aria sfortunata e limpida, delle sue mani ficcate rabbiosamente nelle tasche perché Billy Brown sa quel che sente e dove ci porterà con la sua andatura spigolosa. Fin dall'inizio il film è accordato perfettamente sulla nota straziante di una purezza ombrosa e risentita, suona pulito come un omaggio all'onestà della giovinezza. Nelle inquadrature appaiono microfoni e sui bordi persino i faretti delle luci di scena; il montaggio in certi momenti sembra fatto con la scure e lo sputo, ma non importa, va bene così, non si può raccontare elegantemente la storia d'un cane bastonato. È la sua purezza la calamita che tiene uniti i frammenti, è il suo coraggio che cuce i brandelli come un ago.
Verrebbe da dire che questo è un film sulla bontà ma la bontà a cui penso non è rugiada o ovatta, non è consolazione o ritirata: è la forza di chi sa osservare pietosamente il dolore degli esseri umani, senza distogliere gli occhi.

Storie di visi. Colpisce moltissimo oltre che il viso e lo sguardo dello stesso Vincent Gallo anche il viso dolce da "pagnottella bionda" dell'attrice Cristina Ricci, vestita come una bambola che vorrebbe imparare a ballare il tip tap e che invece si ritrova sequestrata dal ragazzo e costretta a seguirlo in quella lunga giornata. Dopo cinque anni di assenza da casa, lui la presenta come fosse sua moglie ai genitori, due vecchi sciagurati indifferenti alla vita del figlio e poi la conduce in giro per la città, per bar e sale da bowling, nell'attesa che venga l'ora di uccidere l'uomo che, per una questione di scommesse e di partite vendute, gli ha rovinato l'esistenza. Lei gli sta vicino come in un povero viaggio di nozze, cercando di comprendere di quel ragazzo infelice tutto ciò che può, di proteggerlo dalle offese, di condividere ogni difficoltà. Sono una coppia struggente: secco, pieno di timori ed intransigente quasi come un antico cavaliere lui, tonda e materna, realista e attenta man mano sempre più innamorata lei. Insieme, in quel cantuccio uguale a qualsiasi altro cantuccio del mondo, cercano di non soccombere all'ignobiltà che preme, istintivamente difendono la giustizia e l'amore e sono forti della loro innocenza. Un'inquadratura dall'alto li mostra stesi nel letto matrimoniale di una squallida stanzetta di un motel: lei vorrebbe abbracciarlo, lui sfugge per pudore, per senso d'inadeguatezza e però si avvicinano, le mani si cercano e di colpo quel tugurio americano diventa il posto più bello della terra come ogni posto in cui il cinismo è tenuto fuori dalla porta e qualcosa che somiglia alla grazia ci rinfresca come un soffio di vento. La macchina da presa segue, inquadrandolo dall'alto, un giovane dagli occhi di ghiaccio, dai capelli lunghi e spettinati. La barba non fatta forma sul suo viso un fitto mosaico di puntini neri, che si arrampica sulle sue guance quasi fino a ricoprirgli gli zigomi. Con le mani nelle tasche, il bavero alzato e un fumo denso che gli esce dalla bocca, il giovane Billy Brown, un ragazzo stralunato, impulsivo e malinconico ritorna a vivere, dopo cinque anni passati in gattabuia. Cinque, lunghissimi anni, durante i quali ha meditato vendetta, ogni giorno, chiuso nell'intimità obbligata delle quattro mura della sua cella. Vendetta, odio, freddezza ed ostilità verso il mondo intero: questo è quello che Billy ha coltivato in galera, durante questi anni. Ora è fuori, ed il suo unico desiderio è ammazzare Scott Wood, il campione dei Buffalo che ha sbagliato il tiro decisivo, tirandolo alle stelle. E il mondo di Billy è crollato come un castello di carte su una spiaggia.
Billy ha un carattere particolare, quasi incomprensibile: è scontroso e burbero, ma tanto bisognoso di affetto. Odia essere toccato, anche se alle volte gradirebbe essere abbracciato e coccolato. Soffre tanto, perché da bambino non ha ricevuto amore da parte dei genitori, che non hanno mai creduto in lui. La madre, una tifosa scalmanata, lo sottolinea a più riprese durante il breve incontro: "è nato nel giorno in cui i miei Buffalo hanno vinto per l'ultima volta il Superbowl, sarebbe stato meglio che non fosse mai nato!". Infatti l'esistenza di Billy è sempre stata per lei un peso, così come per il padre che non lo ha mai amato come un padre dovrebbe fare, il proprio figlio. Ora sono lì, intorno ad un tavolo quadrato, a cenare. Sono passati cinque anni, ma l'atmosfera di incomunicabilità e tensione è rimasta la stessa. Billy e il padre litigano, la madre sembra "lobotomizzata!" di fronte alla videoregistrazione di una partita dei Buffalo, Layla invece conquista i genitori con i suoi modi riuscendo anche ad inventare una improbabile e fantasiosa ricostruzione del corteggiamento che Billy, rampante ed eccezionale agente del Governo americano, le avrebbe fatto. Poco male, i genitori sembrano non crederci, ma abbozzano, semicompiaciuti, sorrisi di circostanza, mentre Billy telefona a "Tonto" per sapere qualche notizia su Scott Wood, colpevole di avergli rovinato la vita, condannato ad essere ucciso per saldare il debito che ha contratto con Billy, al momento dell'errore al Superbowl. Ora dirige un club di spogliarelliste e se la spassa. Ma la dovrà pagare. Dopo la cena, Billy porta Layla al Bowling nel quale, prima di andare in galera, trascorreva gran parte delle sue giornate. Billy era forte con la palla e i birilli, quasi un mago. Strike dopo strike, i birilli rotolavano a terra. Sulle piste era il re, sicuro di sé, di gran lunga il più bravo, ma appena tolti gli scarpini rossi e neri tornava il solito ragazzo timido e indeciso, innamorato di una smorfiosa compagna di liceo alla quale non aveva mai avuto il coraggio di dichiararsi. Wendy si chiamava, proprio il nome che aveva deciso di affibbiare a Layla, sua moglie per un pomeriggio.
Finita la partita di bowling, per i due è il momento dei saluti, Layla aveva il compito di fare la moglie per un pomeriggio, e lo ha fatto. Ma le loro strade non si separeranno ancora. È ancora presto, infatti, per la vendetta di Billy. Scott Wood al locale non si presenta mai prima delle due. C'è ancora un po' di tempo da ammazzare, prima di ammazzare colui che gli ha rubato il tempo, e Layla desidera una cioccolata calda. È dolce. Davvero carina. Forse, se non fosse stato così infuriato contro il mondo intero, avrebbe potuto innamorarsene. Ma in un'altra vita, forse. La sua è talmente orribile e l'unica cosa che desidera è uccidere Scott Wood e farla finita per sempre. Ancor di più, dopo aver incontrato, al bar, il suo primo e unico amore, non corrisposto, Wendy che è una vecchia strega, ma lui non se n'era mai accorto prima, accecato dall'amore. Manca ancora qualche ora alle due, Billy vuole riposare, e farsi un bagno. Una camera in un motel è quello che ci vuole. Layla lo segue, non vuole abbandonarlo perché a poco a poco, si è innamorata del suo rapitore e non può più fare a meno di lui. Billy, al contrario, sembra sempre scostante, chiuso a riccio dietro la corazza spigolosa con la quale ha avvolto il suo cuore. Ma Layla è riuscita a ritagliarsi un piccolo spazio, a creare crepe sempre più grandi nel duro guscio caratteriale di Billy, offrendogli quell'amore che gli era sempre stato negato. Ora sono a letto. Billy si gira e rigira sulle lenzuola. Non sa che posto prendere, sul letto come nella vita. Ma forse l'affetto di Layla è riuscito a conquistarlo. Le loro labbra si sfiorano, ma è solo un attimo. È il momento di andare, di consumare la vendetta, attesa cinque, lunghi anni. Cosa farà adesso davanti all'uomo che, secondo lui, gli ha meschinamente rovinato la vita? Si vendicherà, per poi vedersi costretto al suicidio, oppure accetterà la prospettiva che può portarlo verso una vita migliore, in compagnia di Layla? E proprio come in una bella favola moderna e contornata da una meravigliosa colonna sonora su cui svettano meravigliosi brani dei King Crimson, si conclude questo film delicato e coinvolgente, contro hollywoodiana benefica anomalia!

P.S. : dopo "Buffalo ‘66" Vincent Gallo ha girato soltanto un altro film come regista, "The Brown Bunny" nel 2003, film censurato in Italia.

[Mariano Lizzadro]

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