Wild Screen
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| Scritto da Francesco Scaringi | |
| giovedì 06 luglio 2006 | |
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Regia
di Pedro Almodovar
Spagna 2006 121' Come sempre i film di Almodovar una volta finiti, nonostante gli artistici titoli di coda (questa volta intessuti di fiori su fondali dagli intensi colori come i sentimenti rappresentati) lasciano un certo turbamento, un qualcosa che agisce internamente, in modo sotterraneo, per un lungo periodo.
Un qualcosa che ti
avverte che il film ha fatto vibrare per consonanza delle corde interiori che
pongono profondi interrogativi, a volte molto inquietanti. Ecco questo film
"perturba", ha che fare con ciò che è famigliare ma anche estraneo.
Nella storia che viene narrata le protagoniste sono tutte donne: madri, figlie, sorelle, amiche, donne intrecciate l'un l'altra dalla famiglia. Tutte portatrice di un 'segreto'. Il tratto distintivo del film è uno strano contatto con la morte che appare in diverse forme. Infatti i momenti significativi del film sono segnati da episodi di morte e paradossalmente anche di 'morte apparente', come già era accaduto per altri versi in Parla con lei. Lo scenario predominante, mentale e reale, è la Mancia dove il maestrale è implacabile e porta con sé quel 'pizzico di follia' che coglie gli abitanti del luogo come già sapeva Don Quichotte. Proprio questa terra con i suoi modi di vita e le sue mitologie offre i luoghi da cui tutta la vicenda prende inizio e in cui trova la sua fine dopo un lungo percorso nel dolore, nella memoria e nella nostalgia, come un "ritorno" per ritrovarsi. Un lungo percorso per ricomporre quell'infanzia tradita ed interrotta, attraverso un itinerario dove il mondo viene letto solo dallo sguardo femminile contro un mondo maschile insignificante, portatore di violenza ed egoismo. Donne alla ricerca di se stesse in grado di costruire man mano una forte solidarietà, un legame d'amore che le vicissitudini e le incomprensioni avevano impedito o spezzato. E' nel volto di queste donne, nei loro occhi caldi e mediterranei, nelle loro espressioni di una intensa umanità, a volta anche stralunata come quello di Soledad, nei loro gesti carichi d'affetto, di baci, carezze, abbracci e sensualità che si svelano le storie di ciascuna ma tutte segretamente legate tra loro. Il film ha inizio con la visita alla tomba della madre delle protagoniste, in un luogo, la Mancia spagnola appunto, ancora impregnata di mitologie, di racconti fantastici, e dove si vive con la compagnia e nel rispetto della morte e dove non si sa mai se i morti per chissà quale motivo possono ritornare per spaventare, portare notizie o risolvere questioni in sospeso. Accudire la tomba dei cari o la propria stabilisce un contatto intimo e rassicurante. Raimonda ha una figlia (Paola) e una sorella (Soledad), che come dice il nome è costretta a vivere da sola perchè, come le altre donne della famiglia, non è fortunata con gli uomini. Insieme vanno a trovare la ormai "folle" zia che si comporta come se la morte non abbia colpito i suoi cari e che rappresenta l'essenza antica della famiglia. E' la morte di Paco, marito di Raimonda e padre di Paula, che permette alla vicenda di dipanarsi per far emergere da una normale quotidianità i segreti di un'esistenza sofferta, sopita nel dolore. Si ripete il gesto originario della violenza primitiva e più irreparabile: l'incesto. Paco, da becero maschio, tenta di possedere la figlia dicendogli che non è suo padre: lei per difendersi l'ammazza. Raimonda corre in soccorso della figlia per mascherare l'assassinio, e da qui inizia una strana e a volte grottesca vicenda, che per le donne che vi entreranno sarà anche un percorso di ritrovamento e, stranamente, di ricerca della felicità. La reazione di Raimonda è di una vitalità estrema e, man mano, deve svelare a sè e alla figlia i segreti che la circondano. Paco non è il padre di Paola. E quanto più la vicenda si intriga tanto più paradossalmente si svela. Altre due donne diventano motore della storia: Irene, la madre morta, ma che in realtà vive, morta e non morta, e l'amica del paese Agostina, che si avvia alla morte, perché colpita dal cancro e che vuole scoprire, altro segreto, la verità sulla morte della propria madre. Donne che sono il risvolto della stessa vicenda, ovvero dei tradimenti del marito d'Irene con la madre di Agostina. Agostina è l'angelo che custodisce la zia demente consapevole che la vita per essere degna deve offrirsi nel dono senza nulla chiedere in cambio. Irene è l'angelo che ritorna per riprendersi cura della famiglia e per riparare un torto. Angelo che man mano si svela a tutti. Prima alla sorella folle, poi a Sole, la figlia più quieta, alla nipote e in fine a Raimonda, perché è lei la figlia verso cui la madre ha un debito e una colpa di cui deve chiedere perdono. Infatti, dopo aver ritrovato un profondo legame spezzato nel passato, potrà finalmente confessare, che è stata lei a causare l'incendio che ha ucciso il marito e l'amante, la madre di Agostina. Ha ucciso il marito e anche il padre che ha abusato della figlia, mettendola incinta di Paola. Di questo chiede perdono, di non aver capito immediatamente la violenza subita dalla figlia. Tutto ciò che bisognava svelare è stato svelato. Tutto ha avuto inizio con un incesto e tutto si chiude rievocandone uno ancora più primitivo e profondo, che finalmente non potrà più ferire, grazie alla catena di amore e solidarietà che si è ricomposta. Irene come angelo tutelare accudirà fino alla morte Agostina ricambiando il dono e dicendole la verità sulla madre, e finalmente potrà rispondere all'impellente richiesta di amore di Raimonda perché è ritornata, "volver" appunto come la struggente canzone (che come sempre segnano il momento più intenso dei film di Almodovar) che Raimondo canta, così come la madre, segretamente in ascolto, le ha insegnato da piccola. Finalmente anche il corpo di Paco potrà trovare pace, dopo essere stato congelato per lungo tempo, vicino al fiume del paese dissolto nella natura che tutto abbraccia e rigenera. Un delitto che è stato una vendetta, ma anche una sorta di ‘purificazione', un rimedio al dolore subito. Almodovar riesce sempre a catturare lo sguardo, non c'è un momento del film che non sorprenda e commuova. Le immagini, nonostante la forte intensità luminosa a tratti sgranata, sono 'piene', un concentrato di emozioni e sentimenti e il film scorre senza cadute lasciando che lo spettatore sia intimamente coinvolto nella vicenda, scorgendo l'amore con cui il regista avvolge le sue creature. Lo stile e i momenti surreali tipici di Almodovar (le medicine, le droge ecc.) non mancano, non sono provocatorii eccessi (come p.e. in Donne sull'orlo di una crisi di nervi), servono a rendere più espressivo il pizzico di follia che accompagna i personaggi del film. Anche qui la figura della madre è importante come in Tutto su mia madre, anzi qui essa si potenzia moltiplicandosi nelle madri che compaiono nel film, tutte legate tra di loro, intensificandone i sentimenti e moltiplicandone le sfumature. È vero, un film pieno di grandi sentimenti, che fanno lacrimare gli occhi per l'emozione. Almodovar, lasciando intravedere la figura della Magnani in un vecchio film dei drammoni anni cinquanta, esplicita la volontà di un cinema di forti sentimenti da, attenzione, riscattare dalla tv spazzatura che li riduce a rifiuti disumani, come è accennato dal film nell'episodio in cui Agostina resta vittima della tv sensazionalista della sorella che la vuole sfruttare in una sua trasmissione. Un cast di una bravura eccezionale, attrici che hanno saputo rispondere alle richieste del regista guidate certamente dalla loro professionalità ma anche, come appare evidente, da un amore sentito nei confronti di Almodovar. Dicevamo che è un film che dà perturbamento. Un altro occhio, forse più filosofico, potrebbe aiutarci a svelare un Almodovar più melanconico se prendesse in considerazione l'unheimliche come chiave di lettura e seguisse il perenne e ambiguo gioco di ciò che nello stesso tempo è famigliare e non famigliare, quell'estraneità che dimora in noi e che ci fa essere senza patria estranei al mondo e a noi stessi. Un film da non perdere assolutamente. [Francesco Scaringi] Discuti quest'articolo nel forum. (0 posts) |
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