Tra frenesia, manierismo e amore: brevi appunti sul cinema di Wong Kar-Way.
(a me stesso e a tutte le cose
belle che ho dentro)
Appunti mnemonici
senza date, flussi di coscienza irrazionale e poi telecamere frenetiche e
colori e storie irregolari e storie d'amore e molto altro: ecco per me cos'è il
cinema di Wong Kar Way. Se dovessi descrivere la mia vita interiore userei come
metafora un film di Wong Kar Way perché ritengo che questo grande cineasta
racconti storie che per una "sorta" di vicinanza sento mie.
FRA VITA E CINEMA
Wong
Kar-Wai nasce a Shangai, il 17 luglio 1958. All'età di 5 anni si trasferisce
con sua madre a Hong Kong, il resto della famiglia lo raggiunge solo dopo alcuni
anni. Spaesato in una città in cui fatica a comunicare, infatti la lingua
parlata a Hong Kong è diversa da quella parlata a Shangai, trascorre intere
giornate nei cinema con sua madre. Dopo aver conseguito il diploma, inizia un
corso di design grafico che abbandona dopo due anni, iscrivendosi a un corso
per sceneggiatori alla Hong Kong Television Broadcasts, un'importante casa di
produzione di Hong Kong. Entra così a contatto col mondo del cinema passando
dalla porta di servizio: tra il 1982 e il 1987 scrive alcune sceneggiature che
spaziano dalla commedia romantica al drammatico.
Il suo
debutto come regista avviene nel 1988 con "As tears go by", un gangster movie
che gli vale nove nomination agli Hong Kong Film Award, "As tears go by" è
un'opera che possiede già quasi tutti gli elementi della poetica che il regista
svilupperà con la produzione successiva: montaggio frenetico che riprende
l'estetica del videoclip unito alla capacità di sfiorare punte di lirismo
struggente e quasi spiazzante, unite ad un certo manierismo di fondo.
Il film
successivo, "Days of being wild", è del 1991: un melodramma d'azione
sentimentale ambientato negli anni Sessanta, in cui il giovane protagonista, un
latin lover distratto, è alla ricerca della madre naturale. Una pellicola che
riprende la cifra stilistica propria della Nouvelle Vague grazie a una libertà
formale che si disinteressa della logica e della consequenzialità ma che mira
dritta alle emozioni. le luci e i colori iniziano a diventare dei personaggi
presenti sulla scena, non meno importanti degli attori in carne e ossa. La
fotografia dei film di Wong Kar-Wai è spesso carica, iperrealista e tagliente.
Crea naturalmente delle situazioni caotiche che contribuiscono in maniera
decisiva al lavoro che il regista compie sullo sviluppo e sulla mortificazione
finale dei sentimenti dei suoi personaggi. Oltre al direttore della fotografia,
anche gli altri componenti dell'equipe del regista iniziano a diventare una
vera e propria squadra. Una squadra che condivide la sua singolare metodologia
di lavoro: Wong Kar-Wai inizia a rinunciare al processo classico di scrittura
cinematografica preferendogli una sorta di "work in progress" che, partendo da
alcuni elementi di base: alcuni dialoghi, i caratteri dei personaggi, le situazioni,
le atmosfere, i frammenti di musica; lascia che il materiale prenda forma da
sé, man mano che le riprese suggeriscono al regista la direzione da
intraprendere. Il risultato è sempre qualcosa di estremamente personale, che
anche quando parte da generi ben codificati finisce per piegare questi ultimi
alle esigenze espressive del regista e alla sua poetica. Sempre in quegli anni
Wong Kar - Wai fonda insieme a Jeff Lau la Jet Tone Films e inizia così anche la sua
carriera di produttore.
Nel 1994 finisce di girare "Ashes of Time", una "sorta"
di storia di cavalieri erranti condito con una bizzarra storia d'amore, che non
ottiene il successo sperato. Durante una lunga pausa nella lavorazione della
pellicola porta a termine anche "Hong Kong Express", il film che lo fa
conoscere a livello internazionale. "Hong Kong Express" prevedeva inizialmente,
oltre ai due episodi sviluppati, la presenza di un terzo episodio che,
accantonato, venne utilizzato come spunto di partenza per il successivo "Angeli
perduti". In "Hong Kong Express" la naturale tendenza del regista alla
melanconia viene inserita nel frastuono della frenetica vita quotidiana della
metropoli asiatica. Una metropoli che, per quanto enorme, finisce per risultare
claustrofobica, angusta e opprimente. Il regista ne mette in scena
l'affollamento percettivo e la casualità con uno stile scoppiettante fatto di immagini
rallentate, grandangoli e musica rock martellante e onnipresente. "Hong Kong
Express" è probabilmente la summa delle costanti tematiche della sua poetica:
l'ossessione / necessità dell'amore, l'alienazione e la solitudine della
metropoli, la schiavitù dei ricordi inserita in un contesto urbano vivido e
pulsante di dolore sotterraneo. Wong Kar Wai riesce a raccontare le manie, le
nevrosi e i difetti dei suoi personaggi con tanto cuore e tanto stile,
alternando rapidissime sequenze con la macchina a mano a immagini più statiche
e intense. La sequenza di "Angeli perduti" della masturbazione della
protagonista che dopo l'orgasmo si conclude con un pianto fragoroso e solitario
tocca vertici insospettabili di poesia e disperazione.
Il 1997 è
l'anno di "Happy Together", storia di una coppia omosessuale ambientata in
Argentina che, nonostante non fosse certo all'altezza delle opere precedenti,
valse comunque al nostro cineasta il premio di miglior regista al Festival di
Cannes.
"In The
Mood For Love" è invece del 2000 e racconta le vicende di un giornalista e di
una segretaria nella Hong Kong del 1962, vicini di casa che scoprono che i loro
rispettivi coniugi sono amanti. "In the mood for love" è un film che, a
differenza dei precedenti, ha una trama molto lineare, i sentimenti dei
personaggi aumentano tra un incontro e un altro e la colonna sonora prende "silenziosamente"
il sopravvento sulla parola e sulle emozioni. La struttura è basata sulla
staticità degli eventi e lo sguardo del regista si sofferma sulla ritualità dei
gesti dei protagonisti che si incontrano, si chiedono cosa staranno facendo gli
altri due, si parlano come se parlassero a loro, si guardano allontanarsi, e
inevitabilmente senza dirselo mai, finiscono per amarsi. Il film
si basa soprattutto sulla lentezza dei movimenti, sulle riflessioni dei due
personaggi che cercano di accettare il tradimento dei loro coniugi, cercando di
capire all'inizio come sia potuto succedere, ma alla fine arrivano a capire che
è tutto vano, anche perché la stessa cosa sta accadendo in modo più sottile
anche a loro.
Il seguito ideale, "2046",
è invece caratterizzato da bruschi passaggi tra la realtà e la fantasia del protagonista.
Durante le riprese di "2046",
Wong Kar-Wai scrive e dirige "La Mano", uno dei tre episodi di
"Eros", gli altri due sono di Soderbergh e di Antonioni, storia della relazione
tra un sarto e una sua cliente. L'angoscia esistenziale che accomuna tutti i
personaggi di questo autentico autore, l'ossessione della memoria che li
incatena, la loro incapacità di vivere e di amare, sono espressi in ogni film
in modo diverso, con modalità estetiche spesso originali: così, se in "Hong
Kong Express" e in "Angeli perduti" è il tessuto urbano di una Hong Kong
notturna e caotica a fare da teatro alle gesta dei protagonisti, in "Days of
being wild" e in "In the mood for love" si ritorna agli anni '60, vero e
proprio luogo della memoria per il regista, in cui troviamo una città dalla
facciata ben diversa, colorata di luci soffuse e bagnata da una costante
pioggia che simboleggia un'angoscia e una sofferenza soffocate, mai esplicitate
definitivamente. Persino il deserto che circonda la locanda di "Ashes of time"
diventa un luogo ideale in cui lasciar esplodere tutte le ossessioni e i
rimpianti che danno luogo a dei confilitti che sono mentali prima che fisici.
In questa
capacità di trasfigurare e di caricare di significati che trascendono l'ovvietà
sta la grandezza di questo regista che ha ormai assunto una posizione
privilegiata tra i cineasti contemporanei, proponendosi prima come un regista
di culto per le giovani generazioni, poi consolidando la sua fama presso il
pubblico di cinefili dei Festival di tutto il mondo. Dunque un regista
sperimentale e un profondo innovatore del linguaggio cinematografico le cui pellicole
mantengono il taglio classico della cultura orientale soprattutto nelle
tematiche delle storie, non esagerano mai coi toni e non sanno nemmeno cosa sia
la morbosità: i sentimenti vengono descritti e messi in scena in modo pudico,
viene lasciato spazio allo stupore ma mai al compiacimento. Quello che rende
Wong Kar-Wai un regista distante dalla terra da cui proviene è invece la forma
che dà alle sue storie: per quanto profondamente orientale in quanto a
materiale di partenza, il suo cinema è esteticamente e concettualmente più
vicino al gusto occidentale rispetto a quello della maggior parte dei suoi
connazionali.
Il cinema
di Wong Kar-Wai è fresco e colorato, molto più spontaneo e rivitalizzante nel
mettere a fuoco problemi che ormai sono diventati propri del mondo e non di una
cultura in particolare. L'avventura di questo grande cineasta continua con un
altro film documentario collettivo nel 2007 "A ciascuno il suo cinema", poi
sempre del 2007 è "Un bacio romantico" per approdare quest'anno a "La signora
di Shangai".
LA FRENESIA, IL MANIERISMO E
L'AMORE
HONG KONG EXPRESS
Storie di
sconfitte amorose che hanno per protagonisti due giovani e improbabili
poliziotti ma sono altrettanto importanti le controparti femminili e come tela
di fondo Hong Kong con il caotico e labirintico centro residenziale di
Chungking e più quieto, l'azione si divide tra un fast food e un bizzarro
appartamentino da scapolo. Questo film ha quattro qualità: leggerezza,
rapidità, esattezza, visibilità. Più che le storie contano i personaggi e più
ancora lo sguardo dell'autore. Film "acido": cinepresa in spalla,
montaggio sincopato, uso vertiginoso della deformazione grafica e ottica,
colonna musicale ad alta gradazione di decibel, ma raramente questa estetica
del videoclip è stata usata in modo così pertinente. "Hong Kong Express"
racconta due storie d'amore che hanno come punto di contatto il luogo in cui si
svolgono, appunto i quartieri piu' trafficati di Hong Kong e la difficolta' di
due poliziotti di legare la propria vita a quella di una donna, che sia una
misteriosa bionda, una hostess senza una vera casa in cui stare o una
dipendente di un fast food. Questo film mischia sensazioni e culture che vanno
dalla Cina di Hong Kong agli indiani emigrati nell'ex colonia britannica in
cerca di lavoro, per arrivare alle chiare influenze occidentali nella musica ma
nello stesso modo di intendere il cinema, per non parlare delle voci in sottofondo
dei protagonisti che parlano della loro storia, semmai con una bottiglia di
birra in mano.
ANGELI PERDUTI
Due
storie s'intrecciano in questo film notturno ambientato nei bassifondi di Hong
Kong: da 155 giorni Killer lavora per Agent, ragazza svelta che gli organizza
tutto senza mai un contatto diretto: lui deve soltanto andare e uccidere; il
muto Ho che fa strani lavori s'innamora di Cherry, perduta dietro al suo uomo
che l'ha lasciata per una Blondie. I due la ricercano insieme, ma poi Cherry
scompare. Alla fine Agent e Ho s'incontrano in un bar. "Angeli perduti" è una
continuazione, quasi un'appendice di "Hong Kong Express". Dunque una specie di
flusso narrativo. Clima nevrotico, allucinato, qua e là onirico. Spazio
dilatato e claustrofobico al contempo, percorso da una cinepresa a spalla di
vertiginosa mobilità e deformato dall'uso di alcuni tipi di obbiettivi. Sono
espedienti formali che, in un cinema dell'eccesso, tendono a creare un tempo
irrealistico, o compresso o espanso, sempre fluttuante. I suoi temi di fondo
sono la solitudine, l'alienazione, il malessere, soprattutto dei giovani.
Ossessiva presenza delle sigarette infatti fumano tutti mentre parlano,
mangiano, defecano, si masturbano e dei mezzi di comunicazione: telefono, fax,
videocamera, juke-box.
Ed è,
paradossalmente, un cinema di sentimenti. Avrebbe dovuto costituire un terzo
segmento di "Hong Kong Express", ma alla fine il regista ha scelto di
svilupparlo come film a parte. Le atmosfere dunque sono simili, altrettanto
introverse ma anche più disperate e notturne. Per le strade di una Hong Kong
sferzata dalla pioggia e illuminata soltanto dai bagliori delle insegne al neon
si aggirano alcuni personaggi le cui vite si sfiorano appena. Ci sta un killer
solitario che sta meditando di cambiare mestiere con la sua agente, forse
innamorata di lui; poi c'è un giovane ragazzo muto che vive con il padre e che
di notte si introduce nei negozietti del quartiere per "sostituire" i
commessi a danno dei malcapitati clienti; c'è una ragazza in crisi perché
abbandonata dall'uomo che ama; poi c'è una punk in cerca d'amore. Fra scene
indimenticabili e piccoli riferimenti al film precedente, infatti il ragazzo è muto
per aver mangiato ananas in scatola avariato all'età di cinque anni questa pellicola
è caratterizzata dallo stile folgorante di Wong Kar - Wai con lunghe carrellate
notturne, immagini rallentate ed altre accellerate e dei colori intensissimi.
IN THE
MOOD FOR LOVE
A Hong
Kong Chau, redattore capo di un giornale locale e sua moglie si trasferiscono
in un nuovo appartamento in un quartiere di Shangai. Anche un'altra coppia,
Li-chun e suo marito, si sono da poco trasferiti nello stesso quartiere.
Approfittando delle soventi assenze dei loro coniugi Chau e Li-chun diventano
amici, finche un giorno si devono arrendere all'evidenza che i loro rispettivi
sposi intrattengono una relazione. Volendo inserire coerentemente "In The Mood
For Love" all'interno della filmografia di Wong Kar Wai, potremmo senza dubbio
accostarlo a quello che riteniamo il suo capolavoro, "Hong Kong Express". Il principio
di de - costruzione della storia in favore di un tipo di cinema più etereo,
attento a ricreare un determinato tipo di sensazioni e di rimandi, non certo a
favorire l'evoluzione della trama. Anche questo suo lavoro dunque è una storia
d'amore, seppur mai consumato né dichiarato: ciò che rimane allora è la
potenzialità dell'amore inespresso, che Wong Kar Wai esprime abilmente
attraverso immagini calde e sensualmente colorate, movimenti di macchina delicati,
dialoghi pacati ed affettuosi: un cinema non convenzionale, volutamente
manierista, ma perfettamente coerente con la scelta dell'autore. Quello che il
cineasta vuole infatti trasmettere è l'emozione trattenuta del sentimento
amoroso e concentrarla nell'atmosfera invece che rinchiuderla nel rapporto tra
i due protagonisti: ecco allora che il senso di incompiutezza presente in tutto
il film diventa invece struttura portante e significato primo, anche estetico,
di "In The Mood For Love". Immagini calde che però non inquadrano nulla di
caldo, dialoghi affettuosi che non sfociano in vera passione - ed ecco tornare
subito in mente il magnifico duetto finale di "Hong Kong Express": attori
strepitosi nell'esprimere il bisogno e la mancanza di espressione. La cifra
stilistica portante del film allora non può che essere la dissolvenza verso il
nero, che in maniera pacata ma ineluttabile blocca il dialogo e l'immagine
quando questi potrebbero diventare pregnanti, densi di significato. Come se Wong
Kar Wai volesse lasciare libero il senso nell'atmosfera, non legarlo alle
vicende dei protagonisti. Quest'attenzione estrema al proprio stile, questa
precisissima conduzione del mezzo espressivo, questa narcisistica precisione e
passione di Wong Kar Wai, il suo innamoramento per l'atto di girare più che per
la storia che sta raccontando, producono un accumulo di tensione affascinante. La
parola più banale per descrivere In The Mood For Love è
"manieristico". La sensazione più profonda che lascia il film è
l'assoluto distacco della lingua dal racconto. Una parlata così spettacolare e
carica da andare oltre la passione, oltre il calore e in fine contro l'emozione,
contro la sensualità, ma che in realtà nasconde un vero e proprio atto d'amore
2046
Hong Kong
1966. Chow, uno scrittore di romanzi erotici in crisi di ispirazione, tenta di
finire un romanzo ambiento nel 2046, una storia d'amore fra androidi. Scrivendo
nella sua stanza d'albergo si materializzano tutte le donne della sua vita. Una
di loro ritorna costantemente nei suoi ricordi: Su Li Zhien, la sola che abbia
veramente amato. "Che coss'è l'amor" canta
Vinicio Capossela. Ce lo racconta Wong Kar Wai. Si può mancare il grande
amore perché lo si incontra troppo presto oppure troppo tardi nella vita. Ma
esistono amori diversi e in fondo questa consapevolezza ci dà anche la forza di
sognare e di ricominciare a sperare, dopo ogni fallimento. Immersi in un mondo
di colori, di sapori, di sfumature. La solitudine è un'attesa, la passione una
resa, l'amore un desiderio. Passato
presente e futuro si sovrappongono costantemente, così come arte e vita,
sogno e realtà, in un pout pourrì in cui a tratti è difficile districarsi,
ritrovare il filo sottile del racconto, perché questa volta il regista non
intende raccontare bensì evocare, suggerire, sussurrare all'orecchio dello
spettatore un lungo e lento sospiro d'amore. La regia è impeccabile, giocata
tutta sul doppio infatti forte è la presenza degli specchi, sulle pause, sui
primi piani. La ricerca estetica è puntuale, l'immagine perfetta. Gli attori
sono altrettanto sublimi nel rendere sentimenti così delicati e sfumati o
appassionati e travolgenti. Le scene d'eros sono verosimili eppure delicate,
quella passione che toglie il fiato non scade mai nella volgarità né
nell'ordinarietà. L'unica consapevolezza, la bussola che ci aiuta a orientarci
nel meandro delle emozioni del cuore, è che il passato non ritorna e che è
impossibile riviverlo. Fermare l'attimo, morire ogni volta per rinascere,
ricordando anche ma non cercando di ricostruire la perduta felicità. E se l'amore
è un'ossessione, la storia si staglia all'orizzonte, con tutto il suo portato
di speranze e di paure. Saremo nel 2046, più felici? Wong Kar - Wai parla
sempre e comunque d'amore. Amore eterno, modificabile nelle forme ma immutabile
nella sostanza, coacervo di felicità inenarrabili e di cocenti amarezze. Fiamme
e vampe di passione e non importa sapere se, nel 2046, sogni e desideri si
possono realizzare e se dunque saremo più felici: saremo comunque sempre anime
in pena in quanto l'amore e i sentimenti sono propri di noi esseri viventi.
Grazie Wong Kar-Wai.
[Mariano Lizzadro]
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