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Scritto da Maurizio Caggiano   
martedì 11 luglio 2006
"AS THE MOON  DRAWS WATER"
Static Caravan 2006
IDM/ Downtempo/ Ambient

"Se solo la vita fosse così perfetta", questo scrive Stefan Panczak in arte Inch-time sul suo sito a commento del suo ultimo disco As the moon draws water (come la luna disegna l'acqua).
L'album si apre con una migliaia di occhi che ci osservano dal cielo, ricampionamenti ritmici jazz che si sgretolano per mezzo di un elegante trattamento del suono.
Sonorità più marcatamente binarie ci avviano verso un viaggio che sarà tanto vario quanto imprevisto, ma per il momento la techno minimale la fa da padrona sulle tessiture sonore di almond eyes che sembrano ricordare le melodie da marte del giovane Richard D. James.
Per mezzo di note di arpa raffinatissime, trattate come nella tape music, esploriamo gli orizzonti della chill assortita con field recording e trilli ritmici di scuola anglossassone.
Sempre guidati dall'arpa ci accingiamo a scoprire le potenzialità di un ammasso di chip e transistor che si adoperano ad accarezzare fiati, pelli spazzolate e corde stiracchiate da numerose e piccole formichine operaie.
Scovare le influenze musicali di questo lavoro è complesso ma non impossibile, dal nu-jazz al folk, dalla world music all'IDM londinese, passando per techno minimale, downtempo e lounge, mi sembra a tratti di riascoltare qualche pezzo dei vari progetti di kruder, makossa, shadow o dorfmeister.
Non c'è bisogno della firma per proseguire tra le stanze della luna, pulviscolo cosmico ci cade sulle spalle mentre danziamo ai ritmi della jungle del nuovo millennio.
Virtuosismi di tasti pigiati disegnano tensioni solenni e passano altri 4 minuti senza che un solo attimo si sia concluso.
Dove li prenderà mai tutti questi sample inch-time, ammesso e non concesso siano tutti semplici sample sonori e non ricampionamenti di partiture?
Cosa, quest'ultima, più probabile leggendo lo stesso Panczak: "Un lavoro acustico-digitale di fragile luminosità".
Sicuramente il brano che mi strattona di più sensorialmente, che mi affascina di più è questo, ma le sorprese non sembrano finire in questo lavoro.
Giro di boa accompagnati ancora da jungle-breaks, che assume però un'altra forma: quella della ricerca sonora, della sintesi additiva e/o granulare.
Minime onde magnetiche stuzzicano le nostre sinapsi, ogni tanto un pò di massaggi cerebrali non fanno male. Ma Stefan non scade nell'ermetismo, ci guida e ci spiega i suoi perché.
As the moon draws water vuole essere ascoltato, non vuole rimanere lì, accarezzato dagli sguardi di chi lo osserva.
Un sottile retrogusto melancolico caratterizza questo brano che non assume però toni patetici. Quale dolcezza si nasconde dietro la tristezza dell'assenza?
...e di dolcezza sublime ci inonda il piccolo abbacchio di un dormiente.
Ci sono delle affinità tra questo minuetto e i tanti minuetti di Drukqs di AFX, è probabile un ricampionamento nota per nota, tecnica utilizzata da Richard nel disco sopracitato.
Accompagnati da dolcezza, passione e tristezza ci spostiamo nuovamente nel territorio notturno più propriamente elettronico: archi rincorrono ritmi innaturali, sollecitano la percezione.
Ora mi è più chiaro, Panczak ci vuole istruire, mostrare le potenzialità della perfezione.
Melodie tesissime si sciolgono in ritmiche studiate ma mai patinate.
Fai attenzione pellegrino, quante cose ha in serbo per te il caso nei territori sconosciuti?
Batteria lounge e impulsi sonori preparano il terreno alle improvvisazioni del sax nel penultimo brano dell'album.
E per finire non può mancare la facilità di ascolto di  as far as the eye can see che conclude il disco tra world, lounge e easy listening.

[motore~k]




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